Trasporti

Catania non ha più un servizio pubblico urbano per stessa ammissione dell’Amt

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13 set 2016 - 18:06

CATANIA - Quanto comunicato dall’AMT ieri alla cittadinanza è l’amara e triste conclusione di una vicenda surreale, una vergogna tutta catanese, e con essa la prova provata di come la politica locale, l’amministrazione comunale e il presidente Lungaro, abbiano fallito, avendo sottovalutato la crisi della partecipata e quindi dovranno assumersi  la responsabilità  nei confronti dei catanesi e dei lavoratori di aver mandato al macero un’azienda che doveva e poteva essere, invece, punto di riferimento trasportistico pubblico urbano, almeno, per buona parte dell’aria metropolitana di Catania.

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, solitamente, tutte le aziende di trasporto pubblico urbano in Italia, anzitempo, si dotano di un programma di esercizio, tale da poter rispondere in maniera efficiente ed efficace, alla richiesta dell’utenza pendolare, ciò che invece, a tutt’oggi, manca all’AMT/SPA, per carenza cronica di vetture, a causa del mancato trasferimento dei fondi comunali (25 milioni di euro solo per l’anno 2015, ed altrettanti, per il volgente 2016), una somma stratosferica di circa 50 milioni di euro, accumulatasi nel tempo che ha messo in ginocchio la S.p.A. a scapito dell’utenza e della tranquillità dei suoi stessi lavoratori dipendenti.

Un bilancio di esercizio al 31 dicembre 2015 che nella parte dedicata alla Continuità aziendale, butta le basi per ridurre ancor di più i servizi, e mortificare le aspettative dei lavoratori.

I segretari responsabili di Faisa e Cisal comunicano come “all’assessore Girlando, in sede tecnica, abbiamo consegnato un serio e concreto ‘progetto antievasione’, ma la Direzione Generale della partecipata non ne ha tenuto conto ed ancora perde tempo a convocarci, per affrontare la questione, acuendo ancor di più la conflittualità e lo scontro con noi dei sindacati autonomi, che troverà il culmine con lo sciopero di 24 ore il 19 settembre 2016 e con il Referendum dei lavoratori, dopo“.

Rossana Nicolosi



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