Ordine pubblico

Catania nel caos, “polizia con le mani legate”

vendemmia
Tommaso Vendemmia, il primo da destra, durante una manifestazione
11 ott 2014 - 17:43

CATANIA - Per le strade del centro storico di Catania regna il caos. Senzatetto, prostitute e delinquenti sono alcuni dei mali che affliggono la città. E, ormai indubbiamente, cittadini e commercianti sono stufi di doversi costantemente confrontare con simili problematiche. E mentre il cuore della città marcisce, anche i visitatori della sera e i turisti osservano con dispiacere la situazione.

In una nota di Tommaso Vendemmia (nella foto), segretario provinciale del SIAP-CATANIA (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia), l’attuale situazione è analizzata da un altro punto di vista: i paladini incaricati di proteggerci, spesso criticati e accusati di non svolgere correttamente il proprio dovere, sono - a detta dello stesso - limitati e perfino impossibilitati nell’agire a causa di gravi mancanze di tipo legislativo, logistico e strutturale.

“È ormai sistematico - scrive Vendemmia nella sua nota - i cittadini e i commercianti del centro storico sono costretti a convivere con il degrado delle c.d. <<zone PUB>>. Il centro, poi, è un posteggio di Suv e altre vetture di grossa cilindrata, un vero e proprio circuito, con centinaia di moto e macchine che sfrecciano per la strada incuranti della folla. Unica domanda posta da tutti è rappresentata dalla richiesta d’intervento delle Forze dell’Ordine”. 

E alla richiesta della gente risponde egli stesso, in rappresentanza del proprio sindacato:

“Il Siap, proprio a difesa dei cittadini e dei lavoratori in divisa, vuole far riflettere chi ha l’onere di dare risposte alla gente. Ribadiamo che malcostume e degrado non possono essere affrontati con i poliziotti se questi non vengono adeguatamente muniti di strumenti normativi. In questo Paese non è possibile assicurare la certezza della pena: un aggressore delle FF.OO. è sempre denunciato a piede libero, così come lo spacciatore di modiche quantità etc. figurarsi posteggiatori, senzatetto e ubriachi”.

Denunciando la carenza di mezzi, aggiunge: “Siamo di fronte all’impossibilità di operare, soprattutto considerando che ad operare sono solo tre poliziotti e un camper contro un esercito di persone sconosciute; si rischia seriamente di provocare un rischio per i soli poliziotti. l camper in piazza sono una soluzione, ma non vogliamo che gli agenti siano trasformati in osservatori del degrado”. 

“Inoltre, la questura non è adeguatamente munita di locali per far stazionare i delinquenti/le prostitute fermati per identificazione e accertamenti, e mantenerli per lunghi periodi; ricordo che le strutture della polizia interessate si trovano in via Manzoni e via Ventimiglia, strade assediate dal <<popolo della notte>>”. “Invito i politici e le autorità cittadine a visitare i luoghi di lavoro dove operano i poliziotti catanesi, e dove sono costretti a tenere i soggetti fermati, sotto la propria responsabilità si intende”.

Vendemmia coglie poi l’occasione per criticare le decisioni dell’amministrazione comunale: “Sono stati sostituiti i vigili urbani ai varchi della ZTL (Zona a Traffico Limitato) con telecamere e addetti vari, come se in questa città i malintenzionati e i vandali possono essere fermati da telecamere e addetti alla viabilità; non si è strutturalmente intervenuti su queste zone che sono buie e senza un’ordinaria pulizia. Quindi la zona è diventata una zona a traffico illimitato e la caratteristica delle vie permette con estrema facilità ai malintenzionati di operare indisturbati”.

Ad aggravare la situazione sarebbe il favoreggiamento dei cittadini, i quali spesso non denunciano determinati reati. “Inoltre le autorità cittadine sono corresponsabili dello stato in cui versa il centro storico, e aggiungo anche le periferie; che siano emanate ordinanze adeguate e dati gli strumenti alla forze dell’ordine affinché sia possibile eliminare i problemi. I poliziotti sono sempre pronti ad adoperarsi per il bene della collettività, ma certamente non sono i risolutori dei mali della città”.

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Mirko Regalbuto



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