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Lavoro, Catania in ginocchio dopo 7 anni di crisi

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29 apr 2015 - 18:54

CATANIA – Sette anni di crisi hanno messo a terra l’economia di Catania: 29mila disoccupati in più, 15mila inattivi in più, due punti in meno di tasso di occupazione. È il quadro di emergenze descritto oggi, a due giorni dalla festa del Primo Maggio, nel corso del consiglio generale della Cisl etnea ospitato dal Rettorato dell’Università di Catania. A discuterne con Rosaria Rotolo, segretaria generale della Cisl catanese, Mimmo Milazzo segretario generale della Cisl siciliana e il segretario confederale Maurizio Bernava, la platea di delegati, componenti di Rsu, Rsa e Sas della Cisl.

Nella relazione di Rosaria Rotolo, i dati citati non lasciano spazio a dubbi. «Celebreremo la festa del Lavoro che non c’è – ammette – in tutti i settori, commercio, edilizia, agricoltura, servizi, formazione professionale, precari, teatri, call center. Ma dal privato al pubblico, l’emergenza non cambia. Gli enti locali sono bloccati dai tagli alla spesa e non sanno riorganizzare le risorse per garantire i servizi. Sono cinque i Comuni catanesi in dissesto e sette obbligati ai piani di rientro, tra cui Catania; l’80% dei 28 Ipab etnei, gli istituti pubblici di assistenza, è commissariato, e i 2100 lavoratori lamentano mancate retribuzioni da 5 mesi a 5 anni. Quest’anno a Pozzallo, il Primo Maggio sarà anche l’occasione per sollecitare solidarietà e accoglienza ai migranti. Perché l’integrazione può voler dire sviluppo e lavoro, perché i diritti vanno rispettati. Ma la Festa del Lavoro assume un significato particolare in una Sicilia i cui territori sono penalizzati da una classe politica e amministrativa priva di una visione strategia adeguata. E ne sono prova i ritardi nella programmazione della spesa dei fondi europei».

«Il fallimento della rivoluzione crocettiana delle Province ricorda Rotoloha causato a Catania, in due anni, dal 2012 al 2014, 200 milioni in meno di investimenti per manutenzioni stradali, scuole superiori e strutture turistiche. Per questo vogliamo incontrare la nuova commissaria della Provincia e sollecitare uno sblocco che darebbe ossigeno al settore delle costruzioni».

Eppure a Catania non mancano le eccellenze. «Attorno alla microelettronica, alle nuove energie, alla farmaceutica, ai centri di ricercasottolinea ancora Rosaria Rotoloè possibile costruire nuovo indotto e opportunità per il lavoro ma si devono risolvere i nodi del credito e dell’energia, quest’ultima lasciata colpevolmente priva di un piano regionale. Non sono da meno i progetti di Area vasta. Il distretto del SudEst deve diventare occasione per sviluppare le filiere industriali, dell’agroalimentare e del turismo, per investire in infrastrutture e sbloccare le attività edilizie. Siamo preoccupati ad esempio per le risorse destinate alle città metropolitane: sono 100 milioni di euro per l’emergenza abitativa, il decoro urbano, i trasporti, l’inclusione sociale. Ma bisogna passare dalle parole ai fatti, con politiche energetiche e del credito adeguate».

Rotolo ha infine ricordato il ruolo della Cisl nella contrattazione territoriale e nell’impiego dei fondi Pac servizi di cura: «È stato determinante il confronto con i Comuni per indirizzare i progetti per assistenza ad anziani e infanzia, la conferma della necessità che la politica deve confrontarsi per ottenere risultati per i cittadini».

Una politica che fa tutto da sola è stata criticata tanto da Milazzo che da Bernava. Il primo descrivendo ritardi e fallimenti della politica regionale ha esortato un salto di qualità nella gestione del welfare e della sanità; il secondo, ricordando la campagna Cisl nazionale per una proposta di legge di iniziativa popolare per un fisco più equo ha evidenziato l’opportunità di arrivare a un modello fiscale coraggioso e solidale.

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Redazione NewSicilia



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