Incontro

Catania, Compagnia delle Opere: “Materie prime siciliane troppo costose”

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25 giu 2015 - 18:13

CATANIA - Oltre trecento imprenditori hanno accolto consigli, racconti di vita d’impresa, da Mattia Noberasco, che a soli 38 anni è già direttore generale della Noberasco S.p.A. Si è svolta ieri nella suggestiva location del Castello Ursino di Catania la conversazione imprenditoriale organizzata da Compagnia delle Opere Sicilia orientale e condotta dal presidente Salvatore Abate.

La ricetta dell’imprenditore è semplice: “Bisogna innovare, avere coraggio, saper sbagliare e imparare dagli errori e soprattutto si deve avere molta pazienza e fiducia nei giovani”.

È entrato in azienda a piccoli passi, partendo dal basso, non perché figlio di un imprenditore di successo. È stato messo alla prova, controllato da dirigenti che stilavano resoconti dettagliati sul suo operato ogni settimana (a sua insaputa). E intanto gli zii valutavano il suo ingresso in azienda.

In base alla sua esperienza diretta, agli imprenditori siciliani consiglia: “Un senior deve saper valutare le capacità dei figli o dei nipoti – sottolinea –. Se non c’è l’abilità e il desiderio di lavorare in azienda, meglio non pressare”. Un posto meritato, quindi, per il giovane imprenditore, eletto nel 2013 presidente dei Giovani dell’Unione Industriali di Savona.

Noberasco, chiede il presidente di CdO, Salvatore Abate, utilizza materie prima siciliane? L’imprenditore ligure sorride poi aggiunge: “Ci sono aziende che ci chiedono esplicitamente il prodotto siciliano. Lidl, per esempio, vuole rigorosamente la mandorla siciliana. Bisogna però tener presente che spesso i vostri prodotti costano tre volte tanto, come per esempio il pistacchio. Quindi è giusto far comprendere al consumatore l’importanza della qualità della materia prima che, in base alla sua provenienza, può anche essere più costosa e quindi il loro mercato diventa di nicchia”.

La sua azienda, cresciuta negli ultimi anni a doppia cifra (+12%) con un fatturato di 91 milioni di euro, punta all’export dove è presente nel canale della grande distribuzione organizzata, in catene distributive che utilizzano il prodotto per la marca privata. In Italia lavora con il proprio brand e sta anche intraprendendo collaborazioni professionali nell’ambito del mondo sportivo. “Il nutrizionista della Juventus è convinto che l’utilizzo di frutta secca prima e dopo la partita riduca del 50% il rischio di infortuni” racconta Noberasco.

Ma una fetta importante del mercato guarda oltralpe. Internazionalizzare conviene?Assolutamente sì – sostiene l’imprenditore – ma bisogna inserirsi nei giusti canali. Siamo entrati in molti Paesi del nord Europa perché lì il consumo pro capite di frutta secca è molto più alto rispetto a quello italiano e c’è una maggiore attenzione verso il prodotto biologico di qualità”.

La svolta di Noberasco è la pastorizzazione della frutta morbida, il commercio di referenze senza conservanti gli ha aperto le porte dell’estero. E sul passaggio generazionale, invece, spiega: “Noi lo abbiamo vissuto senza traumi ma se devo dare un consiglio a junior e senior non posso che dire che i primi devono avere umiltà, responsabilità, capacità decisionale ma devono poter anche sbagliare e imparare dagli errori fatti. I senior devono avere pazienza, fiducia nei giovani e dare loro la libertà di sbagliare valutando anche la possibilità di un confronto sano e costruttivo”.

Soddisfatti il presidente Salvatore Abate e il direttore di Cdo Sicilia Orientale, Cristina Scuderi, che conclude: “Crediamo molto nel valore del confronto e riteniamo che una conversazione di questo tipo ci abbia lasciato molti spunti interessanti”.

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Redazione NewSicilia



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