Disastro

Catania, una città in ginocchio. Cronaca di ore di danni e paura

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22 gen 2015 - 17:11

CATANIA - L’inferno. Ma inferno vero. Per un paio d’ore nel primo pomeriggio Catania si è trasformata in un luogo ingovernabile, rumoroso, che perdeva pezzi di intonaco e soprattutto di ordine e civiltà. In consiglio l’amministrazione ha giurato che la città ha retto al nubifragio. Non è vero. La città è precipitata nell’abisso, con strade che si rompevano, macchine spiaccicate contro i muri, pedoni impazziti, vigili disperati di fronte all’emergenza.

La protezione civile, è vero, aveva diramato un comunicato nella serata di ieri in cui avvertiva che il 22 gennaio per Catania non sarebbe stata una giornata facile e aveva emanato un allerta di colore arancione, quello che precede il rosso. Ma purtroppo non si è trattato di quattro gocce, sia pure forti, accompagnate da grandine e vento gelato. Si è trattato di un martirio che veniva dal cielo, un atto di forza della natura che la città di Catania non ha potuto e saputo contenere.

Insomma stiamo parlando di tregenda, con ambulanze impazzite che superavano con difficoltà auto a loro volta impazzite, impantanate nei budelli del centro cittadino, che cercavano di raggiungere mete sempre più lontane e improbabili.

Particolarmente sofferente la zona di piazza Santa Maria del Gesù, viale Regina Margherita, via Lago di Nicito, via Androne, via Tomaselli, via Cesare Beccaria. Auto ferme, incolonnate, strombazzanti, inutilmente strombazzanti.

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Davanti all’ospedale Garibaldi una coltre di neve come mai si era vista in città negli ultimi cento anni, un tratto di viale Regina Margherita, all’altezza di via Ipogeo, letteralmente sprofondato, con accanto grossi tombini saltati, esplosi per la furia, la pressione delle acque. Traffico deviato, ma verso dove? Vigili urbani pieni di pioggia e di ovvia incapacità a gestire una situazione così pesante, così imprevista, inaspettata.

Insomma stiamo parlando di una città letteralmente in ginocchio per diverse ore, in balià della collera degli elementi, senza riuscire a reggere. Le ferite sono visibili, ne parliamo a parte, e difficilmente risanabili nel breve periodo.

Ma Bianco non ci venga a dire che la città ha retto, i suoi cittadini non accetterebbero questa bugia visto che del disastro sono stati testimoni e incolpevoli vittime.

 

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Gigi Macchi



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Un pensiero su “Catania, una città in ginocchio. Cronaca di ore di danni e paura

  1. Giuseppe Pafumi

    La città non ha retto parte per incapacità come dite voi di una amministrazione che non per colpa loro… è abituata a 15 – 20 gradi a gennaio e non ha mai affrontato ne previsto tali situazioni nei piani di protezione civile. Ma la colpa più grave è data dal l’inciviltà dei nostri cittadini incapaci di rispettare regole e divieti. È assurdo che dopo una allerta arancione già diramato, la gente stia in giro e soprattutto in auto nel centro della città. La protezione civile siamo noi cittadini in primis in quanto non possiamo pensare che ci siano 450.000 soccorritori o vigili a salvare i cittadini. Ora c’è da domandarsi se le persone in coda a s trombazzare erano medici, infermieri soccorritori o lavoratori nelle pubbliche utilità o c’era la massaia che fa la spesa o il signore che si fa un giro in città con l’allerta arancione? Scrivete un articolo è informate la gente su come comportarsi e auto proteggersi. L $ unica vera colpa della nostra amministrazione sono gli iniqui sforzi fatti nella prevenzione,informazione e formazione dei nostri cittadini che pur vivendo sotto un vulcano attivo s conoscono le più elementari norme di sicurezze.

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