Paradosso

Catania, la città dove una vita vale meno di una bicicletta

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16 ott 2014 - 06:15

CATANIA – “Vorrei gridare tante parole ma ora non riesco a fare neanche più questo, mi stupisco da sola della mia lucidità in un momento di tale dolore per me e per la mia famiglia. Sono solo profondamente indignata”.

Alfia, la moglie di Salvatore La Fata, ha negli occhi le profonde ferite di un lutto e nella voce la rassegnazione di una donna che non crede più nelle istituzioni.

“Quando mio marito si è dato fuoco nessuno ci è stato accanto, nessuno ci ha dato aiuto. Ho fatto tutto da sola – continua – Il sindaco Bianco ha solo proclamato il lutto cittadino e poi al funerale si è avvicinata a me l’assessore Mazzola che mi ha chiesto di telefonarle nei giorni successivi ma ancora non ho avuto modo di parlare con lei”.

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Ci siamo sentiti di contattare la signora Alfia dopo aver appreso che il sindaco Bianco e i suoi assessori si tasseranno per riparare la bicicletta musicale di Raffa dj Biker, il ragazzo che domenica sera è stato aggredito al lungomare di Catania durante una protesta dei commercianti della zona.

Giusto poche settimane prima La Fata, l’operaio edile che aveva perso il lavoro da due anni e per “ammazzare il tempo” vendeva fichi d’india, olive e cipolle per strada, mentre i vigili urbani lo stavano multando perché abusivo, si è dato fuoco e undici giorni dopo è morto.

“I nostri politici, a parole, sui giornali dicevano che erano vicini alla famiglia, ma non è vero niente, non abbiamo visto nessuno se non al funerale, quando so che doveva venire anche il comandante della municipale Belfiore, ma poi non è venuto”.

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Alfia vorrebbe dirci tante cose ma si trattiene e ora vuole solo giustizia, assistita dal suo legale Francesco Marchese. “Abbiamo sporto denuncia per due volte, ora voglio risposte dalla Procura che ancora neanche ha ascoltato la testimone che abbiamo segnalato e che è stata ospite anche a Chi l’ha Visto. Mio marito non era un disperato ma una persona di grande dignità e che voleva lavorare. Due anni fa era stato licenziato ma ora il 22 ottobre l’azienda gli aveva detto che lo avrebbe riassunto, quindi stavamo aspettando. Lui però odiava stare a casa senza fare nulla, si innervosiva, quindi aveva scelto di andare a raccogliere olive, cipolle e fichi d’india nella campagna di suo padre per venderli”.

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“Hanno riempito i giornali di chiacchiere e cose non vere. Questi politici ci abbandonano, non gliene frega niente né prima né dopo. Ma in fondo ormai chi se ne importa di loro, parliamoci chiaramente, mio marito non me lo restituirà più nessuno. Queste non si possono definire istituzioni”.

E mentre Alfia vive il suo grande dolore in silenzio, il sindaco Bianco pensa a riparare la bici di Raffaele Lo Savio “l’idea è nata durante una riunione di giunta – ha spiegato Enzo Bianco – I nove assessori si sono detti disposti a tassarsi per pagare la riparazione della bicicletta, un gesto simbolico di solidarietà che ci è sembrato importante”.

Senz’altro, signor sindaco Bianco e signori tutti della giunta: ai catanesi sembra chiaro, ormai, che in questa città da voi governata una vita vale meno di una bici.

E adesso, mi raccomando, non mancate di dare un’altra testimonianza della vostra grande sensibilità: tutti a festeggiare in bicicletta, domenica al porto, in fila ordinata, sorridenti davanti alle telecamere, perché, grazie a voi, tutto va bene a Catania.

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Giorgia Mosca



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