Allarme

Catania, cedimento alla darsena del porto: cemento depotenziato?

Pista darsena di Catania
1 dic 2015 - 18:34

CATANIA - Un’infrastruttura costata nel tempo circa cento milioni di euro, inaugurata dal ministro dei trasporti Delrio il 25 luglio scorso: 120 mila metri quadri per 13 metri di profondità.

Stiamo parlando della “nuova” darsena del Porto di Catania, definita allora dal commissario dell’Autorità portuale Cosimo Indaco «un polo per lo stoccaggio e la movimentazione del traffico containers».

Nel tardo pomeriggio di ieri, parte dell’infrastruttura ha ceduto a causa delle frequenti correnti del Simeto, specialmente in inverno. 

Una delle piste della darsena (arnesi posti sulla banchina dove ormeggiano le navi) si è letteralmente bucata rendendo visibili tralicci di ferro e acqua del mare.

Sebbene la gravità del cedimento possa sembrare relativa, è però un segnale preoccupante e parecchio significativo che mette in discussione lavori e collaudi eseguiti per verificare la sicurezza delle piste, ben 51: queste, in teoria, dovrebbero tenere fino ad una trazione di 300 tonnellate. Durante i collaudi tre piste sono state prese come campione, per verificarne la stabilità e la sicurezza, ma tutte e tre si sono rotte reggendo appena 60 tonnellate: la metà della metà.

La ditta che si occupa dei lavori, la Tecnis (tra l’altro finita nell’occhio del ciclone da parecchio tempo), ha sostituito soltanto quelle tre piste campione tralasciando le restanti senza gli adeguati accertamenti.

La domanda che adesso tutti ci poniamo è la seguente: con quale materiale sono state costruite le piste della darsena? La risposta è, ovviamente, cemento. Probabilmente depotenziato.

Cemento che non ha un’adeguata concentrazione di cemento e acqua o, alle volte, viene utilizzata più sabbia del previsto, spesso non adeguata (ad esempio quella delle spiagge, contenente sale marino). Non è il primo caso in cui si ipotizza l’utilizzo di questo materiale: nel porto di Messina è emerso infatti che è stato utilizzato del calcestruzzo di resistenza inferiore a quella prevista per l’allargamento delle banchine Vespri e Colapesce, oppure nella strada statale Agrigento-Caltanissetta per i lavori di ammodernamento.

È possibile che alla prima corrente marina avvenga un cedimento tale? Con quali credenziali sono stati fatti i collaudi?

La situazione attuale è allarmante: circa sette piste vengono occupate da una singola nave e, supergiù, 350-400 tir di 40 tonnellate l’uno fermi.

Non c’è alcuna prova documentata, ma questo è un fatto critico: c’è da pensare anche questa volta che, come afferma un classico detto siciliano, “u pisci feti da testa”?

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Gabriele Paratore



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