Malavita

Castellammare, città fra mafia e turismo: la storia della culla di Cosa Nostra

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30 mar 2016 - 10:03

CASTELLAMMARE DEL GOLFO - Mare, spiagge, sole e… mafia. Sono spesso queste le parole dentro le quali si racchiudono le caratteristiche delle città siciliane e, Castellammare del Golfo, non fa eccezione. Sì, perché, se da un lato è una meta ambita per molti turisti per via della sua straordinaria costa, dall’altra rappresenta la culla e la sede di cosche mafiose di Cosa Nostra.

L’operazione avvenuta questa mattina, ha portato all’arresto del capo della famiglia di Castellammare, Mariano Saracino, solo l’ultimo di una serie di capi clan finito fra le grinfie della giustizia. La città in provincia di Trapani ha, infatti, una lunga “tradizione” nel settore dell’associazione a stampo mafioso. 

A partire già dai primi anni del Novecento, Castellammare del Golfo ha dato i natali a diverse figure di spicco della mafia americana come Vito Bonventre, Stefano Magaddino, Salvatore Maranzano, John Tartamella e Joseph Bonanno

Il legame con gli Stati Uniti era forte e Castellammare divenne sia il centro delle attività criminali legate al traffico dell’eroina sia la porta verso l’esterno dei clan. Fino ai primi anni ottanta le famiglie castellammaresi Plaia e  Buccellato, unitamente ai Rimi di Alcamo, rappresentavano la mafia vincente. Con il sopravvento dei corleonesi, il timone della mafia siciliana passa a Totò Riina. 

Nel 1984, a Castellammare, venne arrestato il sostituto procuratore Antonio Costa, in servizio alla procura di Trapani, con l’accusa di avere accettato soldi dalla mafia.

Nel 1985 il castellammarese Gioacchino Calabrò venne accusato per la strage di Pizzolungo.

Nel 1990 furono rinvenuti su un mercantile, nelle acque di Castellammare, 596 kg di cocaina.

Nel 2002 il pentito Antonino Giuffrè a sostegno dell’importanza di Castellammare nei sistemi di Cosa Nostra dichiarò:

«Trapani e in particolare il paese di Castellammare del Golfo rappresentano una delle zone più forti della mafia, non solo perché la meno colpita dalle forze dell’ordine, ma soprattutto perché punto di riferimento non solo di traffici normali, come droga e armi, ma anche luogo dove si incontrano alcune componenti che girano attorno alla mafia. È un punto di incontro della massoneria, ma anche per i servizi segreti deviati».

Ed effettivamente a due passi da Castellammare hanno preso i Lo Piccolo. i Corleone, i Montagna dei Cavalli e Bernardo Provenzano. E sempre Castellammare è uno dei luoghi di dorata latitanza del boss Matteo Messina Denaro. 

Nel 2004 avvenne lo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare, poiché si era accertato che l’amministrazione era condizionata dalla mafia. Lo scioglimento arrivò poco dopo l’operazione di polizia denominata “Tempesta” che aveva portato all’arresto di 23 presunti affiliati a cosa nostra e alla scoperta di connivenze tra mafia e politica.

Il mare, le spiagge e il sole vengono oscurati. Oggi la storia continua e si ripete.

Santi Liggieri



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