Processo Loris

Stival chiede risarcimento di due milioni a Veronica

Veronica Panarello
5 ott 2016 - 18:26

RAGUSA  - “Non soltanto hai ucciso Loris, ma hai anche il coraggio di chiedermi un risarcimento del danno: potete fare e dire quello che volete, ma questa è la verità e non torno indietro di un millimetro”.

Veronica Panarello, vestita di nero, con i capelli raccolti e un volto visibilmente provato, in aula, durante il processo, non regge il colpo e urla contro il suocero Andrea Stival, dopo aver silenziosamente ascoltato la richiesta di risarcimento di due milioni di euro.

A farla è stato Daniele Scrofani, l’avvocato difensore di Davide Stival e di sua madre, Pinuccia Aprile:

Davide ha sofferto molto in questi anni due anni – afferma Scrofani - e ha subito le continue versioni fornite dall’imputata. Per questo chiediamo un risarcimento di due milioni di euro a testa per il padre e la nonna”.

Nessun accenno, invece, al possibile movente dell’omicidio ritenuto, dal penalista, “non fondante ai fini del reato”.

In aula, oltre ai legali delle parti civili, Daniele Scrofani Francesco Biazzo, legale del nonno del bimbo, Andrea Stival, vi erano anche il padre dell’imputata, Francesco Panarello e il suocero Andrea Stival, chiamato in correità per l’omicidio del piccolo Loris.

Nella lunga requisitoria di lunedì scorso, il pm Marco Rota aveva chiesto al Gup di Ragusa, Andrea Reale, di condannare Veronica Panarello, a trent’anni di carcere, definendola una “egocentrica manipolatrice“, “bugiarda e lucida assassina“.

E questa mattina, Daniele Scrofani, in aula ha rincarato la dose: “Veronica Panarello la memoria l’ha sempre avuta. È solo una grande manipolatrice. Molti elementi derivavano dalla voglia di manipolare i dati; ha utilizzato l’escamotage della perdita di memoria perché non aveva altra chanche per uscirsene”.

E aggiunge: “Andrea Stival non era sul luogo del delitto e non può essere responsabile sulla base delle acquisizioni documentali”.

L’avvocato di Andrea Stival, Francesco Biazzo, dopo aver ricostruito ciò che avvenne il giorno dell’omicidio del piccolo Loris, il 29 novembre 2014, distrugge ogni versione fornita da Veronica, compresa quella che vedrebbe coinvolto Andea Stival, in qualità di amante dell’imputata.

Non c’è stato alcun contatto tra loro, nessuna telefonata, nessun traffico telefonico registrato“, afferma il legale.

E poi si scaglia contro la Panarello ricordando il suo travagliato vissuto, segnato da eventi traumatici, tra cui una presunta violenza sessuale e diversi tentativi di suicidio: “Veronica ha ucciso Loris, senza dubbio. Ed è stata lei, da sola, perché è dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che c’era solo lei in casa”.

Una volta terminata l’udienza, Andrea Stival rilascia qualche breve dichiarazione: “I miei rapporti erano quelli di un nonno con i nipoti, con il figlio, la nuora, rapporti schietti e semplici, tranquilli. In questo periodo non ho mai incrociato lo sguardo di Veronica, ma solo di mio figlio, che ho cresciuto e a cui voglio bene”.

E aggiunge: “I rapporti con Davide si sistemeranno. Lui sa chi è suo padre e io so chi è mio figlio“.

Diverso l’atteggiamento tenuto dal figlio, Davide Stival, che volta le spalle e non risponde alle domande che riguardano il coinvolgimento del padre, Andrea Stival, nell’omicidio del piccolo.

Aspetto solo giustizia”. Sono queste le sue uniche parole, che stanno anche a testimoniare il momento di estrema difficoltà vissuta dall’uomo.

Davide ha difatti dovuto lasciare il lavoro di autista in un’importante ditta di autotrasporti per stare accanto al figlio più piccolo, che ha risentito notevolmente di tutta questa insana atmosfera.

Ha lavorato per un anno come autista dell’ex sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia, ma, una volta finito il mandato, è rimasto senza lavoro. “Sto cercando, ma ancora non ho trovato nulla”. E si congeda con un non troppo ottimistico “speriamo bene”.

Daniela Torrisi



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