Tragedia

Caso Ilaria Boemi, il capo della Mobile: “Vogliamo fermare il traffico di droga che sta a monte”

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13 ago 2015 - 11:37

MESSINA - Sono trascorsi appena 4 giorni dalla scomparsa della giovanissima Ilaria Boemi, la ragazzina 16enne morta sulla spiaggia del lungomare del Ringo a Messina, e ancora sono tante le ombre che circondano la vicenda.

A spezzarle la vita sarebbe stata una dose di droga che un’amica, appena 18enne, le avrebbe dato.

La ragazza, sentita inizialmente come persona informata sui fatti, avrebbe poi confermato di essere stata lei la “pusher” tanto ricercata nelle ultime ore ma avrebbe precisato che l’allucinogeno a Ilaria lo aveva offerto  per conto di un’altra persona.

Ai funerali della ragazza era presente anche il sindaco Renato Accorinti, segno che la comunità messinese ha accusato il colpo e che le istituzioni non possono esimersi dal loro impegno costante per evitare simili tragedie.

“Stanno proseguendo le indagini e vogliamo arrivare a chi gestisce questo tipo di commercio di sostanze stupefacenti sintetiche in città - ha dichiarato il capo della squadra mobile di Messina, Giuseppe Anzalone -, dobbiamo arrivare al primo livello della rete di spaccio, abbiamo già individuato chi ha ceduto e chi aveva la droga che sarebbe stata data ad Ilaria. Sono una 18enne e una 16enne che sono denunciate. Ora puntiamo a capire chi organizza questo canale di vendita di stupefacenti, che è diverso da quelli tradizionali quali cocaina, eroina o marijuana e hashish”.

Anzalone sottolinea poi come la polizia di Stato, coordinata dalle Procure distrettuale e per i minorenni di Messina, “abbia cercato di fare un lavoro accurato” che “in breve tempo ha permesso di farci risalire a questi due ragazzi”.

“Ora cercheremo di individuare chi vende in modo diffuso questo tipo di droghe, che fanno male quanto le altre e purtroppo sono in voga tra più giovani. Proseguiremo - conclude il capo della mobile - con gli interrogatori anche oggi: non è escluso che nei prossimi giorni ci possano essere altre persone denunciate o che si eseguano dei fermi”.

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Marco Bua



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