Immigrazione

Cara di Mineo, commissione d’inchiesta categorica: “Il centro va chiuso”

Commissione inchiesta cara mineo
8 lug 2016 - 16:11

CATANIA - “Il centro è da chiudere”. È questa la sintesi della commissione d’inchiesta parlamentare che ieri ha fatto visita al Cara di Mineo.

Al centro del ciclone le modalità di ingresso e trattamento degli immigrati, con un occhio di riguardo alla loro registrazione ed espulsione. Appena qualche giorno fa, infatti, è emerso un numero maggiore di migranti rispetto a quelli realmente ospitati, così da ottenere vantaggi economici.

Ma i problemi non sono legati solo alle vicende giudiziarie, ma anche alla gestione interna del centro, come spiega il presidente della commissione, Federico Gelli: “Sicuramente possiamo dire che rispetto a un anno fa ci sono stati degli elementi di miglioramento. Ma sono insufficienti da poter dire che sia un centro ottimale per l’accoglienza dei migranti. La dimensione del centro e la quantità dei migranti è superiore al numero degli abitanti: 3.359 persone ospitate a fronte dei circa 600 che vi potrebbero abitare. Abbiamo avuto modo di riscontrare carenze dal punto di vista igienico sanitario e l’impossibilità di garantire adeguata e coerente attività di accoglienza e sostegno. Abbiamo notato delle falle nel sistema, anche se si sono visti dei miglioramenti, come l’introduzione di percorsi formativi e l’insegnamento della lingua italiana. Ma ne usufruisce solo una piccola percentuale dei presenti”.

A questo, poi, si aggiunge anche la preoccupazione legata alla possibile nascita di un hotspot proprio in quell’area: “La preoccupazione aumenta - prosegue Gelli - se a questi elementi si dovesse aggiungere l’apertura di un hotspot. Visitando altri centri abbiamo visto che le condizioni e i metodi di accoglienza sono completamente diversi. Ci muoveremo per convincere il prefetto Morcone per mostrare la nostra contrarietà all’apertura di un hotspot. Un centro di prima accoglienza dovrebbe essere in prossimità del luogo in cui avvengono gli sbarchi”.

Il modello di accoglienza, dunque, non può essere quello del Cara di Mineo, specialmente perché si è dimostrato mezzo per utilizzo inappropriato di risorse pubbliche: “Dobbiamo lavorare affinché gradualmente possa essere chiuso. Non è struttura idonea”.

A parlare anche Giovanni Burtone: “Non abbiamo compito esecutivo e faremo la nostra parte. Metteremo in evidenza le criticità presenti al Cara e le difficoltà che potrebbero emergere con l’hotspot”.

Infine, però, nell’insieme dell’argomento “immigrazione”, qualcosa di positivo c’è. La commissione, infatti, ha elogiato l’ottimo servizio di assistenza sanitaria sulle barche e al momento degli sbarchi.

Andrea Lo Giudice



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