Indagini

Cappellino, DNA e giù il muro dell’omertà: preso il killer di Palagonia. Due le piste calde sul movente

Omicidio Palagonia Cassaro
7 set 2017 - 11:52

CATANIA - Paura o leggerezza non si sa, ma aver lasciato abbandonato il cappellino nella zona vicina all’abitazione in cui si è consumato il delitto è stato determinante nel risalite al probabile omicida di Francesco Calcagno, ucciso a Palagonia (Catania) lo scorso 23 agosto. Così come è stata determinante la collaborazione dei cittadini, le cui segnalazioni hanno fatto risalire alla sua identità.

Dopo aver divulgato il video e richiesto la collaborazione in diverse province, i carabinieri hanno avuto ottimo riscontro dalle persone, che hanno individuato in Luigi Cassaro, quarantanovenne di Licata (Agrigento), il killer che si vede nelle immagini. Il suo volto, infatti, è molto conosciuto in diversi comuni perché rappresentante di macchine da caffè.

cassaro luigi

Luigi Cassaro, 49 anni

Come detto, anche la comparazione del DNA prelevato dal soggetto e quello presente nel cappellino trovato a terra hanno dato conferma dell’autore del delitto.

“Siamo contenti per come si sono svolte le indagini, perché è stato sconfitto il muro di omertà che spesso regna su paesi del centro Sicilia, come Palagonia”, hanno commentato e sottolineato il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, e il comandate dei carabinieri di Catania, Francesco Gargaro.

L’assassino è stato fermato dopo 10 giorni ed ha preferito non dire nulla dopo il suo arresto. Sul movente ci sono diverse piste seguite: tra queste quella di una regolazione di conti dovuta all’omicidio del consigliere comunale di Palagonia Marco Leonardo, rimasto ucciso dopo una sparatoria al Caffè Europa di Palagonia. Tra le altre, però, c’è anche quella di una questione personale.

L’attività investigativa è in corso e l’interrogatorio di Cassaro potrebbe far capire di più sul movente e sulla possibile esistenza di eventuali mandanti. Il killer, infatti, è già noto alle forze dell’ordine per i suoi legami con la malavita agrigentina.

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Andrea Lo Giudice



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