Randagismo

Cani “vaganti”: sopprimerli o prendersene cura?

Foto di repertorio
Foto di repertorio
16 gen 2016 - 06:55

CATANIA - Il problema del randagismo ha delle origini profonde nella storia, ma ad oggi questo com’è cambiato?

In grandi o piccole città ormai non è difficile vedere dei cani, maggiormente di taglia media, aggirarsi per le vie da soli o in branchi composti da pochi elementi che molto spesso spaventano passanti e residenti. 

Il fenomeno del randagismo è decisamente cambiato – ci spiega un medico veterinariosoprattutto se consideriamo che solo fino a un settantanni fa si parlava più di cani ‘vaganti’ che di randagi e si preferiva provvedere alla loro soppressione. Per fortuna oggi ci sono diverse associazioni no profit e canili che se ne occupano curandoli, nutrendoli e sopratutto togliendoli dai pericoli della strada. Quando si parla di cani randagi le persone subito pensano alle strade sporche e agli incidenti stradali, per carità hanno ragione, ma dietro queste cose c’è molto di più. Innanzitutto va sottolineato che spesso ci troviamo di fronte a cani domestici abbandonati e che di conseguenza non sanno affrontare la vita di strada“.

Secondo quanto dimostrato da alcune ricerche il randagismo sarebbe aumentato proporzionalmente al fenomeno dell’abbandono. Sempre più famiglie adottano con entusiasmo i cuccioli ma dopo poco tempo, possibilmente incapaci di prendersene cura o per via di una vacanza, decidono di abbandonarli al proprio destino. 

Quando ci troviamo di fronte ad animali domestici abbandonati, che siano cani o gatti, lo notiamo facilmente in quanto si avvicinano all’uomo impauriti e in cerca di sicurezza, il problema però riguarda la loro sopravvivenza. Se da un lato l’animale è fisicamente forte, perchè si presume che il padrone abbia provveduto a fare tutti i vaccini e che si sia preso cura di lui, da un altro lato invece è abituato a trovare la pappa pronta e non ha ancora sviluppato lo spirito di adattamento. La situazione è diversa per gli animali nati e cresciuti in strada - continua il nostro veterinario - in quanto sono abituati a badare a se stessi ma non hanno la stessa sicurezza medica essendo maggiormente esposti al rischio di contrarre infezioni o malattie come ad esempio la rabbia per via del loro contatto continuo con rifiuti ed escrementi. Fortunatamente nell’arco degli anni è cambiato anche l’approccio con i randagi da parte dell’Asp. Ormai tutti i comuni di Italia sono direttamente responsabili dei cani che transitano o vivono stabilmente nel loro territorio, motivo per cui il veterinario dell’azienda sanitaria pubblica si occupa quanto meno di effettuare su questi cuccioli i vaccini principali”.

In pochi effettivamente sanno che i randagi sono una pura responsabilità del comune dove si trovano, questo aspetto però non riguarda solo quello sanitario ma anche quello stradale. Quando ci troviamo di fronte un incidente in cui è coinvolto un cane o un gatto, che sono poi le vittime più frequenti, si può richiedere un risarcimento dei danni al comune a cui appartiene l’area. Successivamente l’ente comunale responsabile dovrà provvedere a togliere la carcassa per mettere in sicurezza la strada e ad eliminare ogni altro rischio sanitario.

Purtroppo quanto detto non avviene con regolarità e i corpicini degli animali defunti restano sul ciglio della strada fino alla loro completa decomposizione.

Le associazioni no profit e i canili stanno facendo un ottimo lavoro, grazie soprattutto all’appoggio delle amministrazioni comunali. Qualcuno afferma che bisogna educare il padrone ad evitare l’abbandono in se e preferire affidarsi alle strutture indicate sopra, contattandole anche attraverso i social. Per quel che mi riguarda penso che bisogna educare il padrone a prescindere, andando oltre il fenomeno dell’abbandono e del randagismo. Un animale domestico, qualsiasi esso sia, è una responsabilità e ha bisogno di cure, le stesse identiche che riserveresti a te stesso o al proprio figlio. Per cui invito tutti coloro che hanno intenzione di prendere un cucciolo con se a chiedere consulenza alle associazioni, ma soprattutto di adottare quello che poi sarà il vostro più fedele amico“.

Commenti

commenti

Francesca Guglielmino



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli Correlati

Lascia un Commento