Droga

Camporeale, coltivavano cannabis nel bosco Valdibella: arrestate tre persone

Guardia di finanza
6 set 2016 - 08:05

CAMPOREALE – Tre persone sono state arrestate per coltivazione di cannabis in un’operazione condotta congiuntamente da Carabinieri e Guardia di Finanza.

All’esito di articolate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo e quelli della Stazione Carabinieri di Camporeale, con il necessario supporto di un elicottero della Sezione Aerea delle Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo, nel pomeriggio dello scorso 2 settembre, al termine di un prolungato appostamento, hanno arrestato tre camporealesi, C.P., 72enne, il figlio C.S., 51enne, entrambi già conosciuti alle Forze dell’ordine, e G.G.B., 48enne, sorpresi nella zona boschiva di “Valdibella” a prendersi cura di 258 piante di canapa indiana di altezza compresa tra i 2 e i 3 metri.

La piantagione era stata organizzata su due piazzole, accuratamente predisposte, dopo il disboscamento della fitta vegetazione, avendo cura di progettare un sistema articolato di incanalamento delle acque piovane per l’irrigazione. 

A seguito della scoperta del campo di “erba” illegale, sono scattate le indagini: gli approfondimenti investigativi ed un efficace servizio di sorveglianza hanno permesso di individuare i tre coltivatori responsabili della custodia del tesoro illegale. Un tesoro che quest’anno era peraltro agevolato dal microclima nella zona, che è stato così favorevole che le piante erano sostanzialmente cresciute senza bisogno di particolari interventi.

L’operazione ha portato al deferimento dei tre “coltivatori” alla Procura della Repubblica. L’Autorità Giudiziaria a disposto per tutti i soggetti gli arresti domiciliari. Le piante di canapa indiana sono state estirpate e sottoposte a sequestro. Da un calcolo è risultato che il quantitativo di erba sarebbe stato in grado di produrre circa 130.000 dosi di marijuana, che sul mercato avrebbero prodotto un profitto illecito pari ad oltre 600.000 euro, denaro che sarebbe confluito nelle casse della criminalità organizzata locale.

Redazione NewSicilia



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