Riunione

CAMCOM del sud-est: ulteriori significative denunce di false adesioni

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26 nov 2016 - 17:19

CATANIA – Si è svolta a Catania un’assemblea pubblica congiunta di associazioni dell’industria, dell’artigianato, della cooperazione, dei servizi e del commercio, che hanno partecipato alla procedura per la costituzione della Camera di Commercio di Catania, Ragusa e Siracusa. La riunione ha avuto lo scopo di:
1) segnalare nuove e importanti denunce di false adesioni, presentate proprio in questi giorni; 2) stigmatizzare il comportamento del presidente della Regione Crocetta, dell’assessore Mariella Lo Bello, e di quei partiti e movimenti politici, che sostengono la maggioranza, che finora non hanno assunto alcuna posizione formale, rispetto alla gravissima vicenda della costituzione della Camera di Commercio di Catania, Ragusa e Siracusa.

L’assemblea, partecipata da numerosi imprenditori delle tre province, oltre ad approfondire le principali anomalie fin qui emerse (scheda allegata), ha evidenziato il fatto che, in base alle notizie apprese, due ulteriori importanti imprese, di rilievo anche nazionale e che rappresentano da sole 1.119 addetti, hanno disconosciuto in questi giorni la loro appartenenza alla Confcommercio di Catania che le aveva dichiarate tra le proprie imprese associate. E sembrerebbe che altre importanti realtà, di pari livello, si accingerebbero a produrre ulteriori analoghe dichiarazioni.

“Basterebbero solo questi dati” è stato dichiarato “per fare allarmare il presidente Crocetta che con la firma del decreto rischierebbe, consapevole, di avallare falsi conclamati. Invece, paradossalmente, il Collegio di garanzia, istituito con decreto, per fare i controlli su quanto da noi denunciato, che da solo dimostra la consapevolezza del Governo sulle gravi irregolarità emerse, è stato messo a binario morto. Cosi come lettera morta sono rimasti gli annunci del presidente Crocetta di nomine di ‘supercommissari’ deputati a verificare la regolarità dei dati e delle procedure. Dei controlli nessuno parla più. Come si giustifica? Domanda che dovrebbe inquietare ancor di più Crocetta dopo che il Mise ha confermato che la competenza dei controlli è del Presidente della Regione, fatto peraltro chiaramente esplicitato dalla legge. Tali mancate iniziative nei controlli confermano come si stia concretizzando, nella più assoluta, sorda e arrogante protervia del governo della Regione e nella assoluta mancanza di iniziativa da parte di alcuni dei partiti che lo sostengono, un fatto gravissimo, che riguarda una delle principali istituzioni pubbliche del territorio, la grande Camera di Commercio del sud-est, che, nella prospettiva del processo di unificazione, e alla luce dei nuovi compiti assegnati dalla riforma Madia, diventerà di fondamentale interesse per le imprese”.

“È infatti gravissimo – continuano le associazioni – il fatto che il presidente della Regione, così come sembra, nella sua qualità di pubblico ufficiale, e con le responsabilità che da tale stato a esso derivano, intenda procedere con la firma e l’emanazione del decreto di insediamento del consiglio camerale nonostante la consapevolezza delle irregolarità emerse e nonostante il fatto che è aperto un fascicolo di indagini presso la Procura della Repubblica di Catania, con relativi iscritti al registro degli indagati, e che è pendente un ricorso al TAR di Catania”.

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SCHEDA DI RIEPILOGO DELLE PRINCIPALI ANOMALIE DENUNCIATE

• Sono emersi 17.030 casi nei quali una stessa impresa risulta aderente a più associazioni (in un caso addirittura a ben 5 associazioni). Ciò significherebbe che ciascuna di quelle imprese, in un periodo di forte crisi economica, avrebbe pagato (condizione per potere partecipare) la quota associativa all’organizzazione che l’ha inclusa nei propri elenchi. Cioè avrebbe dovuto pagare 2, 3, 4 o 5 quote associative.

• Sono emersi 8.934 casi nei quali si riscontra una duplicazione della stessa impresa con lievissime differenze negli indirizzi, ad esempio numeri civici consequenziali.

• Sono state prodotte oltre 150 dichiarazioni di disconoscimento da imprese che si sono ritrovate iscritte ad una associazione senza saperlo. In alcuni casi si è trattato di dirigenti di primo livello di alcune delle associazioni concorrenti. Questo dato numerico di oltre 150 imprese è enorme perché tali imprese sono state individuate tramite la consultazioni di elenchi molto parziali e solo sulla base della conoscenza diretta delle imprese. Quindi statisticamente il dato è enorme.

• Attraverso una anomala procedura dei “presunti” controlli del 100% degli elenchi, controlli fatti solo ad alcune associazioni e con criteri assai discutibili sono state tagliate 5.411 imprese ad uno schieramento a fronte addirittura di un incremento di 2 imprese (come è mai possibile che le imprese aumentino dopo i controlli?) all’altro schieramento. E’ bene specificare che tali tagli non derivano da irregolarità nelle singole posizioni ma dal fatto che le associazioni non hanno potuto consegnare i documenti richiesti a causa dei tempi concessi estremamente ridotti. Infatti paradossalmente sono stati assegnati 9 giorni lavorativi per consegnare la documentazione richiesta dai controlli sul campione del 5% (max 30 imprese), 21 giorni lavorativi per consegnare la documentazione relativa al campione del 30% e soli 5 giorni consecutivi (quindi compresi i festivi) per consegnare la documentazione relativa i controlli sul 100% delle imprese. Per dare un’idea se un’organizzazione associa 3.000 imprese doveva produrre la documentazione per 30 imprese in 9 giorni lavorativi, per 900 imprese in 21 giorni lavorativi e per 2.070 imprese in soli 5 giorni inclusi il sabato e la domenica.

• Anomalie nelle procedure che hanno comportato il taglio di ben 32.828 addetti ad uno schieramento (20.597 per la sostituzione dei dati dichiarati dalle associazioni con dati provenienti da archivi Infocamere non utilizzabili allo scopo per espressa dichiarazione della stessa Infocamere e ulteriori 12.231 in conseguenza dell’anomala procedura) a fronte del taglio di soli 4.147 (3.560 + 477) addetti ridotti all’altro schieramento.

• Esclusione dei settori di rilevante interesse per l’economia senza avere seguito la procedura indicata dal MISE dopo esplicito quesito formulato dal Commissario ad Acta

• Assenza dei principali requisiti stabiliti dalla legge sulla trasparenza (pubblicità delle operazioni, composizione delle commissioni, contestazioni agli interessati, ecc.) nelle procedure e nei controlli e inadeguatezza del sistema dei controlli adottato.

Redazione NewSicilia



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