La storia

Caduto dal lucernario della scuola, muore dopo quasi 4 anni di agonia: la lettera dei genitori di Stefano

lettera
17 nov 2016 - 10:43

MODICA - Era il 9 marzo 2013 quando Stefano Bombardamento, allora 13enne, è caduto dal lucernario della scuola Denaro Papa per recuperare il pallone con cui stava giocando con gli amici.

Da quel momento in poi è iniziato un lungo calvario durato quasi 3 anni e 8 mesi. Stefano, infatti, ha trascorso una degenza di due anni in una struttura specializzata di Rimini, per poi trasferirsi nella sua abitazione a Modica, dove è morto.

A distanza di circa due settimane, i genitori, Gianni e Rosalba Bombardamento, hanno rilasciato una lettera:

“Grazie, è l’unica cosa che possiamo dire a chi in questi anni ci ha sostenuto e ci sta ancora sostenendo. È un grazie col cuore”. Gianni e Rosalba Bombardamento, genitori del giovane Stefano, il ragazzino caduto nel lucernario della scuola “Raffaele Poidomani” circa tre anni fa e deceduto la scorsa settimana. Per la prima volta parlano, seduti su un divano nello stanzone dove la famiglia ha praticamente vissuto l’ultimo anno, da quando, cioè, Stefano era rientrato a casa dopo la lunga degenza al Sant’Arcangelo di Rimini. Accanto a loro le sorelline Roberta e Paoletta, che ascoltano in silenzio i loro genitori. Tutti mascherano una serenità che è solo esteriore ma che vuole confortare l’ambiente.

“Se abbiamo potuto accudire Stefano sia a Modica che a Rimini – dicono – con viaggi anche tre volte al mese, è stato grazie alla solidarietà dei modicani. Ci sentiamo di dirlo perché abbiamo sentito addosso il conforto fortissimo della gente. Dei nostri genitori, dei parenti, degli amici, dei conoscenti e di tantissime persone che sono per noi anonime ma che hanno voluto aiutarci”.

Gianni Bombardamento, giardiniere oggi disoccupato, e Rosalba Baglieri, hanno gli occhi lucidi e intercalano a questi ringraziamenti l’esperienza tragica, parlano di Stefano, di quando lei sognò il figlio vestito da scout che le comunicava di volere anticipare la Cresima.

“Alla fine abbiamo fatto il possibile – spiegano – e nostro figlio ha potuto ricevere il Sacramento. In questi anni si sono dette e scritte tante falsità sulla condizione di Stefano, più volte è stata annunciata la sua morte. Tutto ciò ci amareggiava. Ora dobbiamo andare avanti per le nostre figlie. C’è molta gente che ci sta ancora aiutando. Grazie a queste, tante, persone siamo andati avanti”.

“Sono rimasto senza lavoro – spiega Gianni – perché non mi sono potuto allontanare da Stefano. I soldi ricevuti ci sono serviti per l’assistenza a nostro figlio, per le medicine, la scuola, i viaggi, la famiglia, la casa. Grazie, tra i tanti, a qualche esponente politico cittadino che ci ha sostenuto economicamente ma anche a livello assistenziale, all’infermiere che ha assistito giornalmente nostro figlio, che non ha lesinato ore ma anche soldi e che, spesso, acquistava di tasca sua le medicine. Solidarietà l’abbiamo avuta anche a Sant’Arcangelo. Oggi, io e mia moglie, sappiamo che la provvidenza ci ha sostenuto: una provvidenza che ha portato tanta gente ad aiutarci ed alla quale non possiamo che dire “GRAZIE”. Sappiamo di essere in forte debito anche con chi non conosciamo. Per questo, nel nome di nostro figlio Stefano, ringraziamo tutti. Il cuore di chi ci ha sostenuto e ci sostiene è grandissimo”.

Redazione NewSicilia



© RIPRODUZIONE RISERVATA