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Bufale online: quando internet fa rima con disinformazione

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4 set 2015 - 07:09

Una volta la parola bufala indicava una particolare varietà di mozzarella, una delle più pregiate sul mercato; oggi la nostra mente, prima che al gustoso latticino, è portata ad associare il termine al mondo di internet e, soprattutto, alla moltitudine di notizie poco veritiere che purtroppo popolano il web.

Ma per quale motivo, soprattutto negli ultimi anni, il fenomeno sembra essersi diffuso in maniera esponenziale tra gli internauti? Gli esperti del settore asseriscono, cosa che del resto possiamo verificare un po’ tutti, che la diffusione della bufala è legata al grande successo dei social: Facebook, Twitter et similia permettono all’utente di mettere in evidenza i propri interessi ed i propri hobbies e, attraverso il sistema del “mi piace” e del “condividi” di facilitare la circolazione di una notizia fasulla che possa interessare un’ampia fetta di popolazione virtuale.

Ma per quale motivo il web si popola di bufale? Le ragioni a quanto pare sarebbero essenzialmente due; la prima guadagnare del denaro facile. Titoli allarmisti come quelli che gli scorsi giorni hanno invaso i nostri profili Facebook e che volevano la carne rossa italiana infettata dal virus dell’AIDS (cosa per altro impossibile dato che la malattia può diffondersi soltanto da un essere umano all’altro tramite il contatto con il sangue o con altri fluidi corporei) spingono l’utente medio a cliccare sull’articolo in questione. Più click si effettuano e più il gestore della pagina (tramite precedenti accordi stipulati con gli sponsor figuranti nei banner) rimpolpano le loro tasche.

Un’altra teoria vorrebbe che diffondere in rete un certo tipo di bufala possa in qualche modo tornare utile a chi desideri “convertire” l’utenza ad un determinato credo politico, religioso o comportamentale; rientrano in queste categorie la false notizie che avvisano gli internauti dell’approvazione di nuove scandalose leggi a favore dei parlamentari (informazione a volte palesemente errata, altre volte ahimè veritiera) a scapito dei cittadini inermi o quelle che attribuiscono senza alcuna prova evidente la paternità di orribili reati agli extracomunitari residenti in Italia. Non mancano poi le bufale diffuse sul web per avere un momento di gloria e per ottenere quell’attenzione che forse non si riesce ad avere dal mondo reale (è forse il caso di Jasmine Tridevil, donna che affermava di avere 3 seni; la ragazza sosteneva di aver modificato chirurgicamente il suo corpo per disgustare gli uomini ed evitare che questi entrassero ancora nella sua vita. Tutto falso: Jasmine non ha affrontato mai alcun intervento chirurgico e ha un seno normalissimo. La donna, quando necessario, andava in giro con delle protesi facilmente rimovibili).

Come difendersi allora dalla bufala? Innanzitutto è sempre bene verificare ciò che si condivide su Facebook et similia: quando non è possibile farlo direttamente è consigliabile ricorrere ad appositi siti (Emergent.info, Rbutr, Civic Links, Citizen Evidence Lab, Snoopes, Attivissimo.net, ed altri). In secondo luogo, soprattutto quando la probabile falsa notizia riguarda argomenti di natura scientifica o sanitaria è sempre utile ricordare non soltanto che chi scrive una bufala difficilmente citerà il nome dei medici o degli scienziati intervistati al riguardo, ma che scoperte tecnologiche o farmaceutiche, prima che su internet, vengono diffuse nel mondo accademico attraverso le pubblicazioni di settore. In ultimo si ricordi che, soprattutto per quanto riguarda i social, in genere la bufala viene accompagnata da una dicitura posticcia del tipo “diffondi in rete il più possibile”, “fai girare, salverai delle vite”, ecc.

Per meglio rendere l’idea delle varie tipologie di falsa notizia e della loro diffusione in rete, ecco un breve elenco delle più “fortunate”:

- Mara Venier è morta (informazione puntualmente smentita dalla diretta interessata. Il mondo dello spettacolo, a sentire i bugiardi virtuali, avrebbe già pianto più volte anche Gianni Morandi, Paolo Bonolis, Cristian De Sica e persino Max Pezzali)

- In Taiwan, in Cina ed in Thailandia è abitudine diffusa mangiare i neonati

- A breve una legge impedirà agli italiani di avere il proprio orto

- I prodotti realizzati grazie all’impiego di farine producono colla che si attacca poco per volta alle viscere umane, arrecando gravi danni alla salute

- Gli aiuti umanitari inviati in Macedonia sono stati rifiutati dalle popolazioni islamiche perché le confezioni erano contrassegnate dal simbolo cristiano della croce

L’elenco sarebbe ancora molto lungo, ma lasciamo al lettore l’arduo compito di scovare nuove bufale

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Valentina Idonea



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