Pentito

Da boss a collaboratore di giustizia: la figura di Giuseppe Laudani

Tribunale Catania
10 feb 2016 - 14:17

CATANIA - Un cognome che pesa come un macigno, che ti segna per tutta la vita. Fino a quando, in qualche modo, cerchi di alleggerire il peso del passato e che mai si potrà cancellare. Questa è la condizione che deve vivere Giuseppe Laudani, figlio di Gaetano e nipote di Sebastiano, capostipite dell’omonimo clan mafioso. 

“Pippo” è stato a capo dei “Mussu di ficurinia” dal 1999 al 2007, quando fu arrestato. Sotto la sua gestione, il clan ha intensificato il controllo sul territorio etneo. In particolar modo migliorando i legami con la famiglia Santapaola e creando una vera a propria holding finanziaria. Estorsioni ai danni di diverse aziende, commercio di armi e stupefacenti sono diventati i punti di forza della famiglia Laudani. 

Poi, il 3 febbraio 2010 la svolta. Già arrestato, Giuseppe Laudani decide di collaborare con la giustizia. Prima rilasciando dichiarazioni importanti sul caso Scuto (proprietario della Despar), poi svelando altri dettagli sull’organizzazione interna e sui movimenti della famiglia.

Ed è stato proprio grazie alle sue dichiarazioni che ieri sera sono state fermate 109 persone nel corso dell’operazione “Vicerè”.

Andrea Lo Giudice



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