Corruzione

Lo Bosco e i rapporti con le lobbies di potere: si indaga sul libro mastro delle mazzette

Dario Lo Bosco, fonte grandangoloagrigento
Dario Lo Bosco, fonte grandangoloagrigento
31 ott 2015 - 12:08

PALERMO - Potrebbero esserci ancora sviluppi pesanti nell’inchiesta Black List che ha portato all’arresto del presidente Rfi Dario Lo Bosco e due funzionari del corpo forestali accusati concussione e concorso per induzione indebita a dare utilità.

La lista dell’imprenditore agrigentino Massimo Campione contiene cifre e riferimenti al vaglio degli inquirenti e la disponibilità a collaborare potrebbe aprire nuovi scenari per decifrare un vero e proprio libro mastro delle mazzette.

Lo Bosco è accusato di aver percepito una tangente da ben 58mila euro per favorire il progetto di Campione per il monitoraggio dei vagoni ferroviari e lunedì sarà interrogato dal gip.

La chiave di volta per scardinare il sistema di tangenti è racchiusa nei 15 fogli trovati nell’auto di Campione e nella restante documentazione sequestrata alla sua segreteria dove sono contenuti nomi, cognomi ma anche nickname con cifre ben precise.

Ad aiutare gli inquirenti anche diverse intercettazioni telefoniche e ambientali tra Campione e la sua segretaria, Maria Grazia Butticé, che annotava con precisione svizzera tutte le cifre elargite dall’imprenditore per “oliare” il sistema.

Tra i nomi era spuntato quello di Lo Bello. Inizialmente si era pensato all’assessore regionale e vice di Crocetta ma pare che – come rivela Repubblica – si tratti di un omonimo ingegnere pagato per un progetto di videosorveglianza. 

A far rumore è la caduta di Lo Bosco, un evergreen dei ruoli di potere istituzionali spalleggiato da tutto l’arco costituzionale. Amico dei presidenti – da Cuffaro passando per Lombardo sino a Crocetta – nonché presidente di Rfi dal 2010, numero uno dell’Ast e anche presidente dell’autorità portuale di Messina e Milazzo.

Vicino anche all’asse di Confindustria, con Lo Bello e Montante, e protagonista della defenstrazione dei lombardiani sul controllo dello scalo etneo. 

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Andrea Sessa



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