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Attentati terroristici, l’opinione dell’Imam di Catania

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23 ago 2017 - 06:55

CATANIA - Il recente attentato terroristico nelle Ramblas a Barcellona ha ridestato un tema da sempre molto attuale, ma da un po’ di tempo sopito, quello della prevenzione degli attacchi terroristici in Italia che, insieme al problema della difficile integrazione tra i popoli e le religioni, stimola e anima il dibattito all’interno dell’opinione pubblica.

La nostra terra nei confronti della religione musulmana ha da sempre avuto un occhio di riguardo, in quanto sono presenti molti luoghi di culto, soprattutto a Catania, e anche grazie al forte legame che ha da sempre unito, in termini storici, i siciliani con gli arabi. Ma gli ultimi avvenimenti hanno ravvivato le lamentele da parte di molti nostri conterranei, che non vedono di buon occhio la presenza dello straniero tra le nostre vie. Il movimento terroristico comunemente noto come Isis deriva dalla rivendicazione della nascita di un califfato nel giugno 2014 nei territori caduti sotto il controllo dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria.

Tutto questo, come confermato apertamente da diversi leader del mondo religioso islamico, entra in forte contrasto con la dottrina religiosa islamica che sin dai tempi della sua nascita si è sempre caratterizzata per la sua ritrosia a imporre la religione nei territori conquistati dagli antichi califfati. Un comportamento che non ha nulla a che vedere con i diversi fedeli musulmani che ogni giorno vanno a pregare nelle moschee e professano la loro religione in modo tradizionale.

A questo proposito abbiamo sentito il direttore del Centro Islamico di Catania Ismail Bouchnafa, che non ha esitato a esprimere tutto il proprio dissenso per gli ultimi fatti accaduti. “Quando ho saputo quello che è successo a Barcellona - commenta Bouchnafa - ho provato una sensazione di sconforto che avevo già avuto modo di provare nelle precedenti occasioni, con la sola differenza che questa volta siamo condannati e la nostra immagine come popolo ne risente parecchio, ma ribadisco che queste persone non hanno niente da spartire con noi musulmani. Adesso dobbiamo davvero cambiare rotta e a ciò deve pensarci la comunità mondiale per prima. Quello che mi irrita maggiormente è che ogni volta dobbiamo sempre ripartire daccapo”.

Un segno non certo positivo nell’ottica dell’integrazione tra le religioni, in quanto “la prima parola del Corano - continua Bouchnafa - è ‘Non c’è costrizione decisa’. Noi facciamo sempre dialogo interreligioso e soprattutto nel sermone del venerdì parliamo di terrorismo sottolineando come la guerra dell’Islam sia una guerra puramente difensiva in cui donne, bambini, alberi e chiese non vanno assolutamente toccati”.

Infine riguardo al pericolo di futuri attacchi nel territorio italiano “bisogna tenere sempre alta la guardia - conclude Bouchnafa - e le nostre forze dell’ordine devono stare sempre in prima linea per denunciare qualsiasi movimento sospetto che non fa altro che rovinare l’aspetto di un paese, come l’Italia, che ha nelll’integrazione tra le religioni uno dei suoi più grandi punti di forza”. 

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Giuliano Spina



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