Rifiuti

Asse Campania-Sicilia, accertato traffico illecito di oltre quindicimila tonnellate

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15 set 2016 - 10:51

MESSINA – Un traffico illecito di quindicimila tonnellate di rifiuti sull’asse Campania – Sicilia che ha fruttato oltre un milione e mezzo di euro, è stato scoperto dalla direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Messina.

Per capire come siano andati i fatti, tocca fare un passo indietro fino ai primi mesi del 2011.  Proprio in quel periodo, infatti, era scattato l’allarme rosso sull’emergenza rifiuti che era partita nel 2010.

In sostanza l’operazione, denominata “Rifiuti lontani”, ha permesso di accertare che tutto quel materiale proveniente dalle città campane non derivava da “raccolta differenziata”, e quindi non poteva essere trasferito nella discarica siciliana. Il punto è che, come dimostrato le analisi effettuate dal Dipartimento A.r.p.a. provinciale di Messina, tutto quel materiale stato sottoposto soltanto ad operazioni di triturazione e vagliatura meccanica. Ciò significa che non era stata eseguita la necessaria biostabilizzazione aerobica, fondamentale per assicurare la stabilità biologica dei rifiuti per il successivo stoccaggio a lungo termine.

Ecco perché negli scorsi mesi la Procura della Repubblica di Messina ha disposto la richiesta di rinvio a giudizio per due rappresentanti legali di società di gestione e di trasporto operanti nel settore dello smaltimento rifiuti solidi urbani di Tufino (Na) e Giugliano (Na) e anche dell’amministratore pro tempore della Tirrenoambiente spa, società che gestiva la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, in provincia di Messina.

Inoltre, le Fiamme Gialle barcellonesi hanno scoperto che sono stati utilizzati circa seicento autocompattatori per trasportare illegalmente alla discarica di Mazzarrà Sant’Andrea i rifiuti provenienti dagli stabilimenti che effettuavano il trattamento non legale e che raccoglievano i rifiuti prodotti dalla città di Napoli e provincia.

In un caso è stato rilevato che in un solo giorno erano state trasportate quasi novecento tonnellate di rifiuti mediante trentadue automezzi.

E qui viene il bello perché, secondo quanto emerso a seguito delle indagini dei militari dipendenti dal Comando Provinciale di Messina, proprio al fine di trasportare illegalmente i rifiuti non adeguatamente trasformati, gli indagati avevano attribuito un diverso “codice rifiuto”, per il quale la normativa di riferimento prevede regole di trasporto differenti.

Per questo gli investigatori hanno individuato elementi di prova, per il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti che prevede la pena della reclusione sino a un massimo di sei anni, a carico di un rappresentante legale pro tempore di una società campana addetta alla gestione del ciclo integrato dei rifiuti della Provincia di Napoli, del rappresentante dell’associazione temporanea d’impresa appositamente costituita per effettuare il trasporto dei rifiuti oggetto d’indagine… ma anche dell’amministratore legale pro tempore della Tirreno Ambiente S.p.A. che si occupava della gestione del sito di stoccaggio mazarese. 

Vittoria Marletta



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