Storia

Asala e Walid: l’amore oltre il mare e l’accusa di essere scafisti

Migranti e bambini
28 apr 2015 - 06:00

CATANIA - Un sogno d’amore, un viaggio interminabile, un’accusa pesantissima e il lieto fine giudiziario con un futuro da scrivere. È una storia da romanzo, tragica e struggente, quella di una giovane coppia di fidanzati tunisini. I loro nomi sono Asala Hattay e Walid Jerbi, di 21 e 24 anni.

Come tanti giovani africani hanno deciso – lo scorso ottobre – di prendere la via del mare partendo, come spesso accade, dalle coste libiche ormai porto franco per i trafficanti di uomini che hanno costruito un business plurimilionario sulla pelle dei disperati.

Ma uno dei tanti motivi che ha spinto i ragazzi a partire si trovava dentro Asala: la ragazza aspettava un bambino e la sua famiglia avrebbe osteggiato la relazione con Walid mostrandosi contraria alla loro unione.

Così la giovane coppia, con un fagotto di sogni e speranze, si è imbarcata lo scorso 26 ottobre in Libia verso la Sicilia in un barcone stipato all’inverosimile: in soli 10 metri di lunghezza vi erano concentrate 249 persone.

Quasi tutti uomini (204), poche donne (41) e minori (4) ma tutti avevano pagato circa 1.000 dollari per poter partire o, in alternativa, avevano lavorato duramente in Libia anche per sei mesi.

Il barcone però – al largo della Libia e in acque internazionali – ha iniziato ad imbarcare acqua e l’intervento, nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum della nave Chimera della Marina militare, ha evitato il peggio e ha condotto in salvo tutti.

Per la giovane coppia sembrava essere arrivata la fine dei travagli e l’inizio di una nuova vita ma, invece, l’approdo nel porto di Catania è conciso con l’inizio di un incubo.

Infatti gli inquirenti hanno arrestato entrambi con un’accusa pesantissima: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Quindi sarebbero una coppia di scafisti. Un caso unico sinora nel panorama degli sbarchi: mai una donna aveva ricevuto una simile accusa. Un unicum che è stato raccontato anche da Repubblica.

Ad accusare Asala e Walid tre testimonianze, spontanee e pressoché identiche, dei loro compagni di viaggio provenienti dal Sudan. Secondo quanto raccolto dagli inquirenti i due fidanzati avrebbero materialmente condotto il barcone e vi sarebbe anche una terza persona non identificata con un ruolo di “capitano”.

Così la travagliata storia della coppia giunge nel carcere di Piazza Lanza. Dal penitenziario etneo – visto lo stato di gravidanza – Asala esce dopo circa un mese, il 17 novembre, e viene condotta a Mineo, precisamente viene alloggiata ai domiciliari al Cara.

Il centro che accoglie i richiedenti asilo più grande d’Europa diventa la sua nuova “prigione” visto che è sottoposta al regime dei domiciliari. Nel frattempo due giovani avvocati, Sergio Di Mariano e Viola Sorbello, si occupano del loro caso sollevando alcune perplessità su un mancato incidente probatorio che avrebbe consentito ai legali di interrogare i testimoni che li accusavano.

Difatti dopo aver raccolto le testimonianze dei tre migranti non vi è stato modo di sentirli nuovamente e degli accusatori si sono perse le tracce. Ma anche di Asala, per un breve lasso di tempo, si erano perse le tracce.

La ragazza era stata ricoverata in ospedale per un malore e da lì aveva cercato di fuggire, probabilmente con l’aiuto di qualche connazionale. La fuga è durata poco: una volta rintracciata è stata ricondotta in carcere per la tentata evasione.

“La ragazza - come spiega il suo avvocato Sergio Di Mariano - si è sempre professata innocente e ha sempre smentito le accuse. Ha raccontato di aver pagato come gli altri e di voler raggiungere con il suo fidanzato la Germania dove si trovano dei suoi parenti”.

Viola Sorbello, legale di Walid, racconta i colloqui – emotivamente molto difficili – avuti con il suo assistito: “Quando gli ho spiegato di cosa era accusato e le possibili conseguenze si è molto angosciato specie per la ragazza e il bambino. Era davvero disperato e l’unica cosa che desiderava era una vita libera e migliore”.

L’incubo è finito lo scorso venerdì. Con una sentenza di assoluzione emessa dalla terza sezione penale del tribunale di Catania per non aver commesso il fatto. Così Asala e Walid hanno riconquistato la libertà.

Di sicuro c’è che la coppia è uscita da piazza Lanza però il loro futuro è legato alle procedure relative all’immigrazione. Adesso il loro destino dipende dalla burocrazia e dalle leggi. La piccola creatura che dovrebbe nascere tra due mesi ha già conosciuto tutte le asprezze della vita.

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Andrea Sessa



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