Operazione

Tre arresti per autoriciclaggio: sequestrati beni per oltre 4 milioni di euro

Aicon Guardia di Finanza
21 feb 2017 - 10:54

MESSINA - Nella prima mattinata di oggi i finanzieri della compagnia di Milazzo hanno arrestato Pasquale Siclari, patron del gruppo AICON, a suo tempo quotato in borsa e che operava nella produzione di yacht di lusso, insieme a due stretti collaboratori, Pietro Pappalardo, consulente fiscale di Milano, e Salvatrice Gitto, segretaria di Milazzo, in esecuzione dell’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e patrimoniali emessa dal Gip presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, dott. Fabio Gugliotta, su richiesta del Procuratore Capo della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, dott. Emanuele Crescenti, e del Sostituto Procuratore dott.ssa Rita Barbieri.

In base al medesimo provvedimento le fiamme gialle mamertine stanno procedendo al sequestro preventivo di beni per oltre quattro milioni di euro consistenti in una parte delle somme di denaro ritenute profitto della bancarotta conseguente al fallimento AICON, detenute sui conti correnti personali e societari riconducibili a Siclari, nelle quote societarie riferibili dell’AIRON Italia S.r.l. di Saponara, operante nella cantieristica navale, e un complesso immobiliare turistico alberghiero, di cinquantacinque ettari, situato a Messina, sui colli San Rizzo, inaugurato qualche mese fa.

Le complesse indagini, sviluppate a seguito del fallimento dichiarato dal Tribunale per le società AICON S.p.A e AICON YACHTS S.p.A. tra il 2013 ed il 2014, sono state incentrate sulla puntuale analisi di più di duecento rapporti bancari e finanziari gestiti da Siclari anche tramite società al lui riconducibili.

Tali attività avrebbero consentito di ricostruire, attraverso l’analisi delle complesse vicende
societarie, le operazioni compiute a partire dal 2010 che hanno determinato l’aggravamento dello stato di dissesto dell’ AICON S.p.A., la quale nel 2007, a seguito della quotazione in borsa del titolo, aveva ricavato un provento di oltre 120 milioni di euro.

Le strutturate investigazioni, svolte pure mediante ispezioni informatiche, accertamenti bancari, indagini tecniche ed acquisizioni documentali, avrebbero permesso di accertare che l’imprenditore, avvalendosi dei due stretti collaboratori arrestati, avrebbe
sottratto ingenti capitali a danno dei creditori delle due società fallite, attraverso numerose movimentazioni bancarie e finanziarie effettuate sui conti bancari e sui fondi di risparmio gestiti personalmente o per il tramite di professionisti esterni.

Queste condotte sarebbero state realizzate attraverso molteplici artifici contabili effettuati con il coinvolgimento di altre società riconducibili al patron dell’AICON, alcune delle quali con sede all’estero, in Lussemburgo, Inghilterra e Portogallo.

Sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto sono finiti anche i recenti e cospicui investimenti che l’architetto Pasquale Siclari ha effettuato per la ristrutturazione di una villa con 55 ettari di terreno, costruita negli anni ‘60 sui Colli San Rizzo, da adibire a struttura turistico-alberghiera, per la quale sarebbero state impiegate ingenti somme sottratte alle società fallite in modo tale da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza illecita.

La misura cautelare in carcere per Pasquale Siclari e quelle degli arresti domiciliari per
Pietro Pappalardo e Gitto Salvatrice sono state emesse per il reato di autoriciclaggio, che
prevede per l’impiego in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità
provenienti da delitto, la reclusione da due a otto anni.

A carico della AIRON srl e di due altre società coinvolte nelle indagini saranno, inoltre,
contestate le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato per non avere
predisposto modelli di organizzazione o di gestione idonei a prevenire il reato di
autoriciclaggio.

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Redazione NewSicilia



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