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Arrestati i 5 presunti scafisti che erano sul barcone che è affondato al largo della Libia

arresto pozzallo
Immagine di repertorio
7 ago 2015 - 10:57

PALERMO – Dopo aver raccolto numerose testimonianze di migranti sopravvissuti al naufragio davanti alle coste libiche e arrivati ieri nel porto di Palermo a bordo di una nave militare irlandese, cinque presunti scafisti che viaggiavano sulla stessa nave sono stati arrestati: tre libici e due algerini.

Nel peschereccio erano stipati oltre 300 migranti finiti in mare.

La nave della marina militare irlandese “Le Niamh” con a bordo 367 migranti, di cui 24 donne e 13 minori è approdata ieri, lo ricordiamo, al porto di Palermo con le 25 salme dopo il naufragio avvenuto due giorni fa al largo della Libia.

I migranti sono stati marchiati con i coltelli, picchiati con le cinture. Ai cinque presunti scafisti arrestati a Palermo vengono contestate anche queste forme di violenza, che variavano a seconda delle etnie delle vittime.

Secondo alcune testimonianze raccolte dalla polizia, i criminali avrebbero rivestito ciascuno un ruolo ben preciso: uno comandava l’imbarcazione, con l’ausilio di altri due; gli altri si occupavano di controllare i migranti, impedendo loro, con la violenza, di muoversi.

Gli arrestati sono accusati di omicidio plurimo per aver provocato la morte accertata di 26 migranti e quella presunta di circa 200 persone che mancherebbero all’appello (sul barcone erano in 650, secondo i testimoni).

Dopo circa tre ore di viaggio, hanno raccontato i sopravvissuti, è cominciata a entrare acqua nella stiva, ove erano stati sistemati gli africani, che secondo i trafficanti potevano stare chiusi nella stiva anche per 3 giorni, visto che avevano pagato la metà del prezzo per la traversata.

Non appena la stiva si è allagata uomini, donne e bambini hanno cercato una via di fuga; ma i cinque avrebbero chiuso la via d’uscita, facendoli morire. Alcuni migranti hanno riferito che gli scafisti avrebbero marchiato con i coltelli la testa di coloro che non obbedivano agli ordini, specie quelli di etnia africana; gli arabi, invece, sarebbero stati picchiati con cinture e gli uomini sposati con calci e pugni.

Il costo del viaggio, dicono i sopravvissuti, va da 1.200 a 1.800 dollari a persona. Per avere un giubbotto di salvataggio si pagherebbe una cifra supplementare che varia da 35 a 70 dinari libici, cioè da 25 a 50 euro circa. 

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Redazione NewSicilia



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