Salute

Aria sporca a Palermo, Catania e Messina: è emergenza risanamento

inquinamento aria
25 mar 2016 - 11:57

PALERMO - “La storia del superamento del livello di biossido di azoto a Palermo e a Catania è vecchia purtroppo. Noi dell’Arpa, ci occupiamo di monitoraggio della qualità dell’aria ogni giorno, ma se a ciò non consegue un’azione di risanamento sarà sempre peggio”.

È chiara Anna Abita, responsabile della struttura monitoraggi ambientali di ARPA, agenzia regionale protezione ambiente, Sicilia, e così esprime il suo parere sulla questione dell’inquinamento dell’aria siciliana.

Il bollino rosso, infatti, è stampato prima su Palermo e Catania ma poi anche su Messina: agglomerati urbani dove si concentra la presenza di traffico su strada ma nelle quali poco si fa in termini di mobilità sostenibile.

“Il limite di 40 microgrammi di biossido di azoto per metro cubo a Palermo è stato abbondantemente superato nel 2014 e la situazione è rimasta costante anche nel 2015 - dichiara la dottoressa Abita -. Insomma, non ci aspettiamo che siano avvenuti grandi cambiamenti visti i pochi interventi che sono stati fatti”.

E le polveri sottili? 

“Il PM10, conosciuto anche come particolato o ‘polveri sottili’ è un problema relativo solo al capoluogo di Regione e dipende principalmente dalla combustione di biomasse - aggiunge la dottoressa Abita -. Per intenderci, deriva dal fumo dei camini o degli incendi che sono in questo caso sono molto più impattanti del traffico – spiega Abita -. Forse potrebbe essere importante, per migliorare la situazione, anche l’aiuto degli autisti dei pullman turistici che durante la stagione estiva dovrebbero utilizzare nel giusto l’aria condizionata, senza eccessi accesa”.

Oltre ai grossi agglomerati urbani la Regione ha diviso la Sicilia in altre due macro aree che presentano caratteristiche omogenee: la zona industriale che comprende Siracusa, Gela, Termini Imerese, Porto Empedocle, Partinico; e la restante parte dove invece il livello di inquinamento al momento non è preoccupante.

zonizzazione

“È chiaro che il problema più grave è il traffico privato ma le sorgenti di inquinamento sono varie, anche quelle pubbliche – incalza Abita -. Ci vorrebbe una rivoluzione: vietare ai pullman di entrare in città e quindi di compiere ripetute fermate - conclude la dottoressa – In questo modo sarebbero concessi i collegamenti solo tra una stazione e un’altra delle città ed è qui che entrerebbero in gioco i collegamenti periferici meno impattanti, tipo i tram”.

Vittoria Marletta



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