Guardia di finanza

Antimafia: arrestato il boss Aldo Ercolano insieme con 6 membri della cosca

Guardia di finanza
15 giu 2016 - 06:25

CATANIA - Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, i finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno arrestato - in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. di Catania - 6 soggetti per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e turbata libertà degli incanti.

L’attività – svolta dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania nell’ambito di un’articolata indagine delegata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, denominata “Brotherhood” – ha consentito di mettere dietro le sbarre esponenti di vertice della famiglia mafiosa dei “Santapaola-Ercolano” e, specificatamente Aldo Ercolano, 42 anni, figlio del defunto Sebastiano e fratello di Mario, boss indiscusso del sodalizio fino al suo arresto e oggi detenuto per associazione di stampo mafioso (Aldo Ercolano è il cugino dell’omonimo condannato, insieme a Nitto Santapaola, quale mandante dell’omicidio del giornalista Pippo Fava).

Più in dettaglio, ad Aldo Ercolano (attuale reggente della famiglia “Ercolano”, riconducibile a “cosa nostra” catanese e allo stato sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di firma) e al suo stretto sodale Sebastiano Cavallaro è contestata l’appartenenza a un’associazione a delinquere di tipo mafioso, finalizzata allestorsione, al traffico di stupefacenti, al recupero crediti, alla turbativa d’asta e all’acquisizione diretta o indiretta del controllo e gestione di attività economiche.

Diversi sono gli episodi estorsivi ricostruiti nel corso delle indagini, posti in essere, con metodo mafioso, nei confronti di titolari di noti locali di ristorazione quali “Miseria e Nobiltà” di Mascalucia e “Il Vicolo pizza e Vino” di Catania, talvolta effettuati personalmente dall’attuale “reggente” della famiglia con la collaborazione del suo uomo di fiducia Giuseppe Finocchiaro, anch’egli destinatario di misura cautelare in carcere.

In occasione di tutte le richieste estorsive è stata accertata la spendita del nome della famiglia mafiosa degli “Ercolano”. È stata poi anche registrata l’attività di recupero crediti svolta dalla famiglia mafiosa, dietro compenso, per conto di soggetti terzi come pure l’attività di intimidazione mafiosa finalizzata all’aggiudicazione di aste giudiziarie o a favorire l’assegnazione di pubbliche gare in favore di imprenditori “amici”.

Le indagini hanno pure permesso di riscontrare l’altra attività tipica delle organizzazioni mafiose, ossia il pagamento del cosiddetto “stipendio” agli affiliati detenuti e ai loro familiari.

È stata, in particolare, accertata la puntuale consegna da parte di Cavallaro dello “stipendio” alla moglie di Nunzio Zuccaro, condannato con sentenza definitiva a 30 anni di carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, quale appartenente alla famiglia “Santapaola-Ercolano” e autore dell’omicidio di Francesco Romeo, avvenuto a Misterbianco il 16 febbraio 1992.

Elemento assolutamente peculiare che caratterizza l’indagine è rappresentato dai rapporti fra la criminalità organizzata e gli esponenti della massoneria catanese (da cui il nome dell’operazione: “Brotherhood” – fratellanza).

Il punto di contatto fra le due organizzazioni era rappresentato da Sebastiano Cavallaro, uomo di fiducia della famiglia Ercolano e “primo diacono” della “Gran Loggia Massonica Federico II Ordine di stretta osservanza”.

Questi ha svolto un ruolo di collettore tra richieste illecite di imprenditori massoni e la famiglia mafiosa degli “Ercolano”. Significative in questo senso sono le attività – condotte su richiesta proprio del “Sovrano” della loggia massonica, Francesco Rapisarda – tese a far desistere, con ogni mezzo, imprenditori dalla partecipazione a un’asta fallimentare per l’aggiudicazione di un complesso industriale, già di proprietà dei fratelli Rapisarda, garantendo così agli stessi di rientrarne in possesso a un prezzo significativamente ribassato (da 1,3 milioni di euro a 253.000 euro).

In relazione a tali attività il G.I.P. di Catania ha disposto, per il reato di turbativa d’asta, gli arresti domiciliari nei confronti dei fratelli Carmelo e Francesco Rapisarda, titolari della “Mediterranea Costruzioni Metalmeccaniche S.p.a.” e di Adamo Tiezzi (soggetto, quest’ultimo, assai vicino al Cavallaro e con precedenti per traffico di stupefacenti ed estorsione) nonché il sequestro di tutti i beni aziendali mobili e immobili della società.

In altre occasioni l’intervento del “fratello” Cavallaro è stato sollecitato al fine di ottenere, con l’intervento di Aldo Ercolano, l’aggiudicazione di appalti per lavori pubblici in favore di imprenditori “fratelli massoni” come nel caso dei lavori per la Riqualificazione e recupero area ex mattatoio comunale con annesso lavatoio indetti dal Comune di Santa Maria di Licodia.

Le risultanze investigative hanno, peraltro, trovato riscontro nelle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia secondo i quali Aldo Ercolano, sin dal 2002, era responsabile per la famiglia nell’area di “Picanello” e per i paesi delle “Aci” e, dopo l’arresto del fratello Mario avvenuto nel 2010, era diventato il riferimento di tutti i gruppi mafiosi riconducibili agli “Ercolano”. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, sono stati notificati provvedimenti di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di ulteriori 5 indagati, tra cui due avvocati catanesi, ai quali è stato contestato il reato di estorsione, usura e turbativa d’asta aggravata dalla modalità mafiosa.

Redazione NewSicilia



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