Inchiesta

Antibiotici killer, gli allevatori si difendono: “Facili da individuare”

Allevamento
10 giu 2016 - 06:40

CATANIA - Piccoli, quasi invisibili, eppure pericolosi. Sono i batteri, che insidiano gli esseri umani e gli animali e che, spesso, vengono combattuti attraverso l’uso degli antibiotici.

Ma, negli ultimi tempi, anche questi ultimi sembra possano ritorcersi contro la nostra salute. Come spiegato qualche giorno fa a Newsicilia dal consigliere dell’Ordine dei Medici, Nino Rizzo, la “somma” delle sostanze che possiamo assumere mangiando carne e degli antibatterici che prendiamo può esporci a nuovi virus, più resistenti ai farmaci. Un problema a livello mondiale, come dichiarato dalla responsabile del laboratorio di microbiologia molecolare dell’Università degli Studi di Catania, Stefania Stefani.

A questo punto, non resta che analizzare la situazione dal punto di vista degli allevatori, secondo i quali non c’è alcun tipo di allarmismo. A rendere più chiare le cose è Alessandro Chiarelli: “L’antibiotico viene utilizzato solo sugli animali malati, non su tutta la mandria. Inoltre, ci sono dei tempi di sospensione per la mungitura o macellazione. Nel caso in cui non vengano rispettati questi tempi, durante i controlli l’effetto dell’antibiotico emergerebbe immediatamente”.

Per alcuni tipi di antibiotici, come i vermifughi, invece, il medicinale viene somministrato all’intero bestiame. Anche in questo caso, però, la legge è molto chiara ed è facile rendersi conto del loro utilizzo: “Per certi tipi di antibatterici la legge prevede un periodo di sospensione anche di 40 giorni. Quindi, basta effettuare delle analisi per rendersi conto se l’allevatore abbia rispettato le regole oppure no. Ma, anche qualora non dovesse attenersi alla legge, se dagli esami non emerge nulla, vuol dire che l’antibiotico ha finito di fare il suo effetto”.

Ma, si sa, non tutti rispettano le regole e c’è chi riesce a farla franca. E su questo, lo stesso Chiarelli difende la categoria: “È solo una questione economica e di volontà politica e di tutela della salute pubblica. Infatti, basterebbe intensificare i controlli per individuare i furbetti”.

Per concludere, poi, emerge un altro aspetto interessante, quello dell’autocontrollo: “In alcuni consorzi – conclude Chiarelli – chi non si attiene alle regole viene penalizzato prima economicamente e poi con la radiazione. Credo che questo possa essere un altro espediente utile per tutelare la salute delle persone e il nostro lavoro”.

Andrea Lo Giudice



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