Ambiente

Amianto, in Sicilia manca la mappatura dei siti killer e la gente si ammala

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19 mar 2016 - 06:29

PALERMO - Per sconfiggere un nemico bisogna, innanzitutto, individuarlo e studiarlo. Proprio per questo, dal 2001, i piani regionali per lo smaltimento dell’amianto e la bonifica delle zone interessate prevedono, come punto primo e fondamentale, un’accurata opera di censimento e mappatura dell’amianto in tutta l’area nazionale.

Ma questo compito in Sicilia è stato portato a termine? Assolutamente no.

I dati del censimento, compresi di numero, ubicazione e livello di rischio delle strutture contenenti amianto, sarebbero dovuti essere comunicati al Ministero dell’Ambiente per stabilire un piano di azione che rispettasse a pieno le priorità di intervento. In realtà, come denunciato da Legambiente, molte tra le regioni interessate, Sicilia compresa, non avevano ancora consegnato i dati necessari fino ad aprile 2015, mancando a un dovere assolutamente prioritario.

Fino ad ora sono stati censiti, in tutta Italia, oltre 230.000 siti contenenti amianto. E in Sicilia? Quanti sono i siti? Quanto è alto il rischio per i cittadini? 

La presenza di amianto ha provocato, fino ad oggi, la morte di ben 2.191 persone, che ricordiamo in occasione della commemorazione delle vittime dell’amianto, il 28 marzo. Ma il modo migliore per non dimenticare e onorare tutte queste vite rubate in nome di interessi economici è, certamente, quello di evitare che in futuro l’amianto possa ancora nuocere. 

Un piano efficace per estirpare questo male dalle nostre amate terre non può essere attuato senza che tutte le regioni facciano la propria parte. 

Qualcosa, in effetti, sembra cominciare a smuoversi nei vari comuni, incaricati di effettuare la mappatura all’interno della propria città e, successivamente, consegnarla all’Arpa Sicilia, agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.

“A Palermo il censimento è in corso. È stato adottato un piano comunale, ma i tempi per portare a termine un’opera del genere in una città come la nostra sono molto lunghi”, afferma l’ing. Roberto Giaconia, responsabile dei Procedimenti amministrativi di competenza dell’area dell’ambiente e vivibilità del Comune di Palermo.

A Catania, invece, la situazione è diversa e, come dichiarato dal direttore per l’inquinamento, Carmelo Oliveri, la delibera della giunta non è ancora pervenuta.

L’augurio è che la Sicilia e tutte le altre regioni interessate possano rispettare, almeno questa volta, i termini, previsti entro il 30 giugno, per il censimento e la mappatura di questo pericoloso nemico che, non dimentichiamolo, è sempre in agguato nelle nostre terre, vicino a noi e ai nostri cari.

Clelia Mulà



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