Salute

Amianto, la fibra “killer” che colpisce dagli anni ’70: i dati

pericolo amianto
24 mar 2016 - 06:43

CATANIA - Riflettori ancora puntati sull’asbesto, meglio conosciuto come amianto, il “killer” lento e silenzioso che dai primi anni ’70 ha mietuto vittime in tutta la Sicilia. Parliamo di persone che andavano a lavorare in salute ma che tornavano con i bronchi pieni di polveri sottili e di famiglie devastate da mali spesso incurabili: primi fra tutti il mesotelioma e l’asbestosi.

In sostanza con il termine “amianto” si intendono tutti i minerali che hanno una struttura fibrosa capace di spezzarsi orizzontalmente in fibre sempre più sottili e per questo facilmente inalate e fortemente nocive per la salute dell’uomo.

Il punto è che, nonostante l’emanazione della legge n. 257 nel 1992, il divieto di utilizzare l’amianto e le misure preventive che sono state adottate, resta indelebile l’impronta segnata durante il periodo industriale nell’isola, quando cioè veniva fatto grande uso del materiale isolante nei metalmeccanici, petrolchimici, nell’edilizia e nei cantieri navali senza rispettare alcuna norma di sicurezza né igiene in favore dei lavoratori. 

Per tracciare un quadro sull’impatto sanitario, abbiamo intervistato il professore Nunzio Crimi, direttore del reparto di pneumologia al policlinico di Catania e l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto.

“La malattia con conseguenze peggiori e più temuta è il mesotelioma, il tumore della pleura cioè la membrana sierosa che ricopre i polmoni – dichiara il professor Crimi –. Si tratta di uno dei cancri più difficili da trattare, che dà manifestazioni molto tardivamente e generalmente il paziente muore entro due anni dalla diagnosi – completa Crimi –. Poi esiste una patologia un po’ meno grave ma che comporta invalidità nel tempo: l’asbestosi, ha una lenta evoluzione e può portare all’insufficienza respiratoria”.

Le parole del professore dovrebbero risuonare forti nelle coscienze di certi datori di lavoro, soprattutto se si pensa che il periodo di incubazione delle malattie citate oscilla tra un minimo di 20 a un massimo di 30 e anche 40 anni e che, come riporta il dossier “Liberi dall’amianto” a cura di Legambiente Catania, nel quinquennio tra il 2015 e il 2020, si registrerà la più grossa incidenza di diagnosi nefaste.

A rendere un’idea della gravità della situazione ci pensano anche i dati forniti dall’avvocato Enzo Bonanni, presidente dell’ONA che dichiara: “Secondo il V Rapporto Mesoteliomi, in Sicilia sono stati registrati fino al 2011 un totale di 1.084 casi di mesotelioma. Dai 4 casi registrati nel 1997, ai 65 casi del 1998, si è giunti nel 2010 a 91 casi, mentre nel 2011 ne sono registrati 106. È evidente l’enorme progressione e aumento dei casi. Nel periodo dal 1998 al 2009, sono stati censiti in provincia di Catania 108 casi di mesotelioma, con una incidenza annua di 1,77 casi ogni 100.000 abitanti, mentre invece nella provincia di Palermo, 209 casi, con una incidenza annua di 2,96 ogni 100.000 abitanti. L’incidenza più alta c’è stata in provincia di Siracusa con 109 casi dal 1998 al 2009, con un’incidenza annua pari a 4,68 casi ogni 100.000 abitanti”.

Da queste cifre è facile quindi dedurre in quali province si concentri la presenza di amianto. “La maggiore incidenza dei casi di mesotelioma in provincia di Siracusa è data dalla presenza di petrolchimici, e soprattutto dell’eternit, che aveva proprio in quella città uno dei suoi stabilimenti e i cui dipendenti sono quasi tutti deceduti per patologie asbesto correlate – continua Bonanni -. In riferimento alla provincia di Palermo, la maggiore incidenza è dovuta alla presenza dei cantieri navali e delle installazioni militari - conclude Bonanni – in provincia di Catania, si assiste ad una elevata incidenza di casi di mesotelioma per l’utilizzo nel settore edilizio nella città di Biancavilla di fluoroedenite, fibre asbestiformi, che in tutto e per tutto debbono essere considerate amianto, oltre che in tutte le installazioni industriali della provincia etnea”.

Al momento sono ancora in corso indagini sull’esposizione ad amianto per “uso indiretto”, cioè per la presenza del materiale in banche, ospedali, ristoranti. Si tratta di esposizione inconsapevole alla fibra. E intanto, conclude Bonanni: “Di discariche specifiche per lo smaltimento in Sicilia nemmeno a parlarne”.

Vittoria Marletta



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