Call Center

Almaviva, sindacati e governo: il nuovo faccia a faccia. “Azienda è pronta a licenziare”

Almaviva-marcellini
24 mag 2016 - 12:01

PALERMO - Nuovo capitolo nella storia della lotta tra dipendenti Almaviva e azienda: ancora una volta, al centro dell’attenzione ci sarà il futuro degli oltre 1.600 dipendenti del call center nel centro di Palermo, uniti in questa battaglia con altri 1.400 circa a livello nazionale.

Oggi, infatti, si terrà un nuovo incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, che vedrà protagonisti i sindacati, i rappresentati del governo e quelli di Almaviva. L’obiettivo è quello di trovare un accordo per evitare il licenziamento e ridiscutere i rinnovi contrattuali. Una situazione difficile, in cui anche il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alle Attività Produttive, Giovanna Marano, hanno voluto mostrare la loro vicinanza ai dipendenti dell’azienda: “Spero – ha dichiarato il primo cittadino – che il confronto possa portare a qualche soluzione utile entro il 5 giugno. Questo servirebbe a garantire l’occupazione e la prospettiva futura. Spero che Almaviva non decida di lasciare la sede di Palermo”.

Alle ore 14, dunque, cadrà il silenzio in attesa di un epilogo, che potrebbe anche essere negativo: “La sensazione – spiega Eliana Puma della Fist Cisl Palermo – è che l’azienda abbia deciso per i licenziamenti. Non abbiamo avuto più alcuna notizia dallo scorso 5 maggio e questo ci tiene in tensione”.

Inoltre, sembra difficile anche che le cose possano cambiare, a meno che qualcuno non faccia un piccolo passo indietro e tenda la mano alle altre parti coinvolte. Almaviva chiede di inserire nel contratto la flessibilità sulle ore di lavoro, i sindacati che vengano introdotti degli ammortizzatori sociali per garantire lo stipendio ai dipendenti e trovare una soluzione: “L’incontro di oggi – conclude la sindacalista – sarà importante anche per vedere le intenzioni del governo. Questo settore è cambiato e ha bisogno di regole più precise, a cominciare dal fatto che bisognerebbe intervenire sulle gare al ribasso e sulla delocalizzazione”. 

Andrea Lo Giudice



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