Protesta

Almaviva, incontro al Mise. Sul tavolo le sorti di 3.000 lavoratori

almaviva
13 apr 2016 - 11:22

PALERMO – L’incontro al Mise è già in corso. Nel giorno dello sciopero nazionale, a Roma si stabiliranno le sorti dei lavoratori Almaviva di tutta Italia.

Al tavolo, convocato dal sottosegretario Teresa Ballanova, l’obiettivo prefissato è fermare il drammatico conto alla rovescia. Mancano infatti solamente 52 giorni ai quasi tremila licenziamenti in tutta italia (1.670 soltanto a Palermo) per i lavoratori dei call center Almaviva.

Questi esuberi hanno ricordato a molti la chiusura dei due stabilimenti Fiat di Termini Imerese. Licenziamenti che per i sindacati potrebbero segnare l’inizio di una lunghissima reazione a catena in tutto il settore fino ad una fuga definitiva dei call center dall’Italia.

Già stamattina Palermo si è svegliata con moltissime persone che indossavano la maglietta con la scritta “Io sono Almaviva” dopo la fiaccolata organizzata ieri sera. Sempre stamattina, inoltre, è partito un corteo da via Cordova che si snoda lungo via Libertà diretto alla prefettura, che segna la costante vicinanza di moltissimi cittadini ai lavoratori Almaviva.

“Ho convocato i tavoli Gepin e Almaviva con l’obiettivo di arrivare, nel più breve tempo possibile, ad una soluzione che possa innanzitutto salvaguardare i posti di lavoro – aveva detto due giorni fa il sottosegretario Teresa Bellanova -. Da parte nostra abbiamo messo e metteremo in campo tutti gli strumenti affinché tale soluzione sia individuata, dall’estensione dei contratti di solidarietà per tutto il 2016 fino alla possibilità di avere ammortizzatori sociali nel settore fino a novembre 2017, oltre all’impegno per contrastare le delocalizzazioni e la cancellazione del massimo ribasso nei bandi di gara”.

“In queste ore abbiamo lavorato con tutti e in tutte le direzioni possibili, con impegni chiesti anche alle aziende committenti. Abbiamo davanti un percorso tortuoso e per nulla semplice, ma che possiamo affrontare fruttuosamente con la buona volontà di ciascuna delle parti, avendo sempre presente il rispetto della legge e a cuore – aveva concluso Bellanova - il futuro di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie”.

Carlo Marino



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