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Infermiere aggredito a Canicattì: “Pronto soccorso siciliani nelle mani di nessuno”

foto: Canicattì Web
foto: Canicattì Web
19 ago 2017 - 20:11

CANICATTÌ - Altro caso di aggressione fisica all’interno degli ospedali siciliani. La vittima, un infermiere dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì. A colpirlo all’apice di una discussione sfociata in aggressione sarebbe stato il genitore di una bambina, al pronto soccorso.

“È l’ennesimo caso di una lunga serie di aggressioni nei pronto soccorso siciliani denunciati dalla Fsi-Usae – si legge nella nota del sindacato – nei mesi scorsi era stato già pubblicato un dossier con gli episodi più gravi. Esprimiamo massima solidarietà al collega infermiere aggredito al pronto soccorso di Canicattì rassicurando che gli operatori non saranno lasciati soli e che si continuerà a vigilare”.

La Fsi-Usae ha denunciato il grave pericolo a cui sono esposti i pazienti che accedono in questa area dell’ospedale a causa dell’assoluta mancanza di sicurezza dell’ambiente lavorativo in cui sono costretti a operare i sanitari del pronto soccorso del “Barone Lombardo”, oggetto di intimidazioni, aggressioni verbali e fisiche giornaliere.

“Un sistema sanitario regionale ormai inefficiente – prosegue il sindacato – disorganizzato e paralizzato dalla ‘malapolitica’, a fronte di pazienti e cittadini esasperati dalle lunghe attese per l’agognato ‘posto letto’, l’assenza di riposte adeguate da parte dei servizi sanitari territoriali, e di reparti che chiudono battente per le carenze di organico. Una miscela esplosiva di carenze e disfunzioni in cui il personale, ormai allo stremo, è lasciato solo come parafulmine”.

“I pronto soccorso siciliani – continua la nota sindacale - sono sempre di più territorio di nessuno, sovraffollati e senza controlli, diventano un rischio sia per il personale sanitario sia per i pazienti. Questi ultimi, infatti hanno tempi di attesa lunghissimi, oppure stazionano per ore o giorni su barelle inadatte, spesso vengono visitati in sale sovraffollate o nei corridoi, senza la minima possibilità di privacy”.

La Fsi-Usae chiede che venga ridata la giusta dignità sia a chi opera all’interno dell’ospedale “Barone Lombardo”, sia ai cittadini che vi accedono e si impegnano a intraprendere tutte le iniziative, anche legali, volte alla tutela della salute pubblica e dei lavoratori. “Episodi simili ormai sono all’ordine del giorno, per questo come organizzazione abbiamo lanciato l’allarme a tutte le istituzioni competenti soprattutto per i turni notturni. Auspichiamo un riscontro da parte del direttore generale, che è il primo responsabile della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro dei dipendenti”.

“Sulle aggressioni ospedaliere abbiamo stilato un dossier con gli episodi più gravi degli ultimi sei anni inviato ai Ministri della Salute, dell’Interno e alle Prefetture siciliane. Inoltre abbiamo promosso due interrogazioni parlamentari presentate al Senato. Come organizzazione sindacale – conclude la nota – continueremo a chiedere alle aziende sanitarie, ai Prefetti e gli enti di competenza che si adottino delle misure forti e ribadiamo all’assessore regionale della salute Gucciardi che deve calarsi nella realtà ospedaliera per capire quanto personale sia da assumere e quali sono le reali problematiche che vivono i lavoratori tutti i giorni”.

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Redazione NewSicilia



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