Impianti fognari

Aci Castello: lavori in corso per collettore, ma intanto a Catania non funziona

scarico fognario
7 giu 2017 - 06:10

ACI CASTELLO - Dopo anni di attesa, sembra che un barlume di speranza si sia riacceso: le acque di Aci Castello e Aci Trezza torneranno presto al loro splendore di un tempo.

I lavori per il nuovo collettore fognario, iniziati il 18 gennaio, procedono con regolarità. Si prevede che l’impresa si concluderà tra poco più di due anni. “Il bando prevede 27 mesi di lavori - dichiara ottimista il sindaco di Aci Castello, Filippo Drago -. Già dal primo giugno, in vista della stagione balneare, abbiamo sgombrato il lungomare per lavorare più internamente e garantire un normale flusso delle attività turistiche e balneari. Il Comune attendeva da troppo tempo questi lavori di fondamentale importanza. Li seguiremo con assoluta priorità. È da sempre un obiettivo dell’amministrazione che non riguarda solo Aci Castello, ma anche Acireale e Catania. Questo caso ha finalmente avuto l’attenzione che meritava, è un primo passo verso un grande traguardo”.

drago

L’impianto permetterà di condurre i reflui fognari di Aci Castello, Aci Catena e Acireale da Capomulini fino al depuratore di Pantano d’Arci, a Catania. Una vera e propria impresa di dimensioni immani, soprattutto se si considera che, se le cose non si smuovono in fretta, potrebbe essere un lavoro tanto grosso quanto inutile. 

Il depuratore di Pantano d’Arci infatti, almeno momentaneamente, non sarebbe capace di accogliere una portata di reflui fognari tanto elevata dal momento che a malapena funziona per Catania, nonostante accolga solo il 17% degli scarichi fognari delle abitazioni catanesi. Il rischio è un sovraccarico del depuratore.

La lentezza burocratica rischia di vanificare il duro lavoro castellese. Infatti, un progetto di potenziamento c’è, il punto è metterlo in atto. Attualmente l’allacciante di Pantano d’Arci ha una capacità di soli 300 litri al secondo e il collettore di Capomulini porterebbe 240 litri al secondo di reflui. Questo vuol dire che la capacità dell’allacciante sarà quasi completamente saturata già soltanto con l’apporto dei paesi acesi. E Catania che fine farà?

“I bandi erano pronti per partire già nel 2015, – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici Luigi Bosco - soltanto che nel frattempo è intervenuto il decreto legislativo n.50 del 18 aprile 2016, che non consente la concessione dell’appalto tramite l’appalto integrato. Il progetto quindi è stato bloccato. Per quanto riguarda il sistema di rete fognaria che dalle abitazioni porta i reflui al depuratore, il bando deve essere interamente riesaminato. Proprio giorno 9 incontreremo l’ente ministeriale che gestirà la gara d’appalto. Per la realizzazione del progetto esecutivo stiamo dividendo il territorio in più lotti in modo da gestire meglio la situazione. L’impianto di depurazione di Pantano d’Arci invece andrà in gara col vecchio sistema di integrazione”.

Luigi Bosco

Sembra inoltre che ci siano alcuni punti critici in cui costruire il collettore e permettere il passaggio dei reflui non sia affatto una passeggiata. 

A questo punto sorgono alcune domande. Si era proposto di costruire un depuratore direttamente ad Aci Castello, utilizzando le gallerie. Allora perché l’idea (probabilmente meno dispendiosa e ardua) è stata scartata? Cosa succederebbe se nel lungo tragitto che le acque devono percorrere per arrivare a Catania si rompesse una pompa? Nel complesso progetto sono state previste delle zone di accumulo dei reflui?

Non è finita qua. È chiaro che ci vorrà molto tempo perché i liquidi fognari raggiungano il depuratore di Pantano d’Arci, tempo in cui i reflui andranno incontro a processi anossici, di modificazione e alterazione, con conseguenti problemi di cattivo odore e deposito dei fanghi. 

A questo punto resta solo da affidarsi al buon senso dell’amministrazione.

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Clelia Mulà



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