Soluzione

A19, presidente dell’Ordine Margiotta: “Ripiego inadeguato”

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17 lug 2015 - 12:41

PALERMO - “Mentre un viadotto quasi certamente utilizzabile per il transito in tempi ragionevoli e in sicurezza con opportune opere a presidio viene inspiegabilmente abbandonato a se stesso e lasciato indifeso davanti alle prevedibili nuove frane invernali, si va alla costruzione di una bretella che sorgerà comunque su una paleofrana e che rappresenterà solo un ripiego inadeguato con il quale, visto l’andazzo, l’economia siciliana dovrà fare i conti a lungo. Il piano per la A19 voluto dal commissario, avvocato Guardabassi, è lontano dall’idea della soluzione più idonea che lo stesso atto con cui è stato nominato dalla Protezione Civile nazionale gli richiede e che era motivo ispiratore del protocollo d’intesa tra noi e Anas”.

Queste le parole di Giovanni Margiotta, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Palermo, riguardo alla soluzione varata dal commissario per l’emergenza sulla A19 legata al crollo del viadotto Himera.

Il piano prevede la demolizione di alcune parti del viadotto e la riqualificazione della strada provinciale Polizzi-Caltavuturo con la realizzazione di una rampa che consentirebbe di bypassare il tratto critico.

Lo stesso Margiotta si pronuncia anche sull’attuazione dell’accordo istituzionale tra l’Ordine degli Ingegneri e l’Anas, rimasto lettera morta da oltre un mese e mezzo: “Il nostro protocollo d’intesa con Anas, braccio tecnico-operativo del commissario nella qualità di soggetto attuatore, aveva – sottolinea Margiottaun preciso scopo: offrire, in base al principio di leale collaborazione tra istituzioni, il nostro apporto di competenza e conoscenza del territorio per contribuire a ripristinare in sicurezza prima possibile la continuità dell’autostrada A19, interrotta dalla frana del 10 aprile nei pressi di Scillato, e a individuare la soluzione di minore impatto possibile per la viabilità. Il documento aveva previsto uno scambio di dati e informazioni utili e aveva fissato alcune priorità tra cui la decostruzione del viadotto dissestato con contestuali indagini su quello che appare non avere subito danni, per un suo riutilizzo. Le scelte progettuali gia’ compiute dalla struttura commissariale, che ci sono state illustrate tre giorni fa a giochi ormai fatti, vanno chiaramente in altra direzione e non risultano funzionali a questi obiettivi”.

“L’intesa con Anas era scaturita da una nostra lettera alle istituzioni – prosegue Margiotta -, con la quale avevamo posto pubblicamente una questione: perché non verificare con indagini tecniche le condizioni statiche del viadotto in direzione Palermo, non direttamente coinvolto nel dissesto, e quindi le condizioni per una sua riapertura a doppio senso di circolazione, che invece era stata esclusa appena tre giorni dopo la frana, in assenza di qualsiasi verifica? Il ministro Graziano Delrio e il presidente dell’Anas, ingegnere Gianni Armani, ai quali rinnovo apprezzamento per la sensibilità e l’apertura dimostrate, hanno voluto prendere in considerazione questa possibilità e instaurare un dialogo anche attraverso un accordo formale. Tuttavia la struttura commissariale guidata dall’avvocato Guadabassi, una volta acquisito il pieno ed esclusivo governo delle procedure, ha ritenuto di non voler in alcun modo coinvolgere l’Ordine degli Ingegneri. Per quanto riguarda, poi, le affermazioni dell’avvocato Guardabassi secondo cui sarebbero necessari nove mesi per la riapertura al transito della carreggiata in direzione Palermo, si tratta di una quantificazione sovrastimata – spiega il presidente dell’Ordine degli ingegneri – e formulata in assenza di uno specifico progetto di recupero, che non risulta sia stato fatto. Al contrario, appare sottostimato il tempo per la realizzazione della bretella indicato nel cronoprogramma di progetto venuto a nostra conoscenza: si prevedono, infatti, 90 giorni a fronte di una serie di opere geotecniche di notevole complessita’, tra cui una paratia di pali, una spalla con fondazione a pozzo con pali secanti, un rilevato alleggerito e opere accessorie di drenaggio di non semplice esecuzione, compreso l’impiego della tecnica del micro-tunnelling”.

“Abbiamo sì ottenuto che non sia demolito il viadotto in direzione Palermo – conclude Margiotta -, ma il piano di intervento non prevede le necessarie opere a protezione delle sue pile e delle sue fondazioni. Ciò significa che con l’arrivo dell’inverno e il quasi certo riattivarsi della frana anche il viadotto in direzione Palermo sara’ coinvolto nel dissesto, che potrebbe comprometterne irreversibilmente la possibilità di recupero. Non si comprende perché non siano state previste le indagini tecniche sul viadotto integro contestuali alla demolizione del viadotto dissestato né le opere a protezione, che comunque si dovranno fare per la bretella. Sia l’esame obiettivo, sia i dati grezzi delle indagini rese disponibili dalla direzione regionale di Anas prima del commissariamento hanno fornito la ragionevole certezza che la carreggiata in direzione Palermo puo’, ad oggi, se non abbandonata ai futuri eventi franosi, essere mantenuta e fruita in sicurezza a doppio senso di marcia, analogamente a quanto già accade in molti altri tratti della A19. Al contrario, il percorso intrapreso dall’avvocato Guardabassi impone il dogma della rampa by-pass caro prima ai vertici dell’ufficio tecnico romano di Anas e ora, evidentemente, anche allo staff del commissario. Un dogma che obbligherà inutilmente e per chissà quanto tempo i mezzi leggeri e pesanti a percorrere un tracciato tortuoso a doppio senso di marcia”.

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Marco Bua



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