La denuncia

A 37 anni senza un euro in tasca… Eppure è un avvocato. LA STORIA

legge eguale per tutti
10 nov 2014 - 07:00

CATANIA - I suoi occhi sono espressivi al massimo. Raccontano tutta la voglia di vita e di affermazione sfregiate irrimediabilmente dalla bestia nera che sta aggredendo la nostra epoca… il nostro paese… la nostra isola: la disoccupazione.

“Sono un avvocato catanese. Mi sono laureata col massimo dei voti undici anni fa. Ho fatto pratica in uno studio “importante” e subito sono riuscita ad abilitarmi alla professione. Ho anche conseguito un dottorato presso la nostra università ma oggi a 37 anni non ho neanche un euro in tasca. Quest’anno non ho guadagnato nulla; ma non il nulla che si dice tanto per dire o perché si deve evadere, NULLA NULLA. Faccio parte del popolo della Partita Iva, quello degli evasori per antonomasia; ma di quella parte di quel popolo a cui piacerebbe poter evadere il fisco per una ragione diversa dalla sopravvivenza”.

Poche parole, quelle giuste  per fotografare uno spaccato desolante della nostra società. Deboli che si suicidano, come il caso dell’architetto che a settembre si è ucciso perché da due anni non riusciva a trovare ingaggio, forti, che seppur stremati, continuano a lottare. È il caso di quest’avvocato, del quale non rendiamo pubblico il nome per questioni di privacy.

“Non percepisco disoccupazione, non godo di cassa integrazione né di procedure di mobilitá, non ci sono ammortizzatori sociali per me che ho perso il lavoro ma non posso dirlo: perché nessuno mi crede, perché un avvocato non può aver perso il lavoro e non può essere disperato. Non ho un cognome potente ma due genitori che mi hanno insegnato che la dignità viene prima di ogni cosa. Ho sempre pensato che il Diritto fosse una cosa diversa da un colpo di frusta, che il Diritto fosse studio, ricerca, scoperta, invenzione, educazione, moralità, rispetto delle regole. E, invece, ho capito che non serve nemmeno scrivere in corretto Italiano”.

Ma perché ci siamo ridotti così? E ci rivolgiamo a voi politici, perché ancora chiacchierate e riflettete mentre il tempo scorre inesorabile e la gente viene divorata dalle difficoltà economiche. È ora di agire… né giovani né adulti disoccupati possono più vivere nella speranza di un futuro migliore perché quello che manca è il presente.

“Ogni giorno - continua l’avvocato - vado a caccia di un’idea che mi permetta di voltare pagina e vita cercando di ripetere a me stessa che non ho buttato nella spazzatura gli anni migliori della mia vita. Non sarò ricevuta dal Papa né da Renzi perché, fondamentalmente, non esisto. Nessuno crede a un avvocato senza lavoro e senza soldi. Nemmeno la mia cliente che seguo col gratuito e che va a fare le pulizie riesce a credere che lei guadagna più di me. La mia tragedia me la sto vivendo in silenzio. Ma non è giusto. Tutti protestano, tutti vanno in TV, tutti si straziano pubblicamente e perché io, che a dicembre, come tanti altri, mi cancellerò da quell’Albo in cui con tanta fatica ho scritto anche il mio nome, dovrei farlo in silenzio? Perché? Per la falsa presunzione che ancora alberga nella gran parte della gente, compresi i parenti più stretti, che l’Avvocato è benestante di default?”.

“Io mi cancellerò perché non posso pagare più la polizza per la responsabilità professionale - incalza - perché non potrò iscrivermi alla Cassa Forense, perché devo ancora pagare le tasse dello scorso anno, perché non posso pagare la stampante nuova e nemmeno il toner, perché… non ce la faccio più ad umiliare me stessa. Provo un grande senso di vergogna: quando un libero professionista perde, molla, chiude, non ha nessuno contro cui protestare, non ha datore di lavoro con cui prendersela, perché licenzia sé stesso”.

Chi ci ha parlato è un avvocato che non ha voluto abbandonare la sua terra, lasciando il suo cervello qui dov’era nato. È un avvocato che crede ancora nel merito personale di ognuno e che vive un senso di sfrustrazione quotidiano ma riesce a dire solo due parole: Mi Dispiace, rivolgendosi a suo padre che se ne è andato da poco e che ancora si inorgogliva nel dire a tutti che la figlia era avvocato.

Questa è l’Italia di oggi…

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Giorgia Mosca



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42 pensieri su “A 37 anni senza un euro in tasca… Eppure è…

  1. Elisa

    Tutti i giovani avvocato si ritrovano in questa situazione. Anch’io sono un avvocato e dopo anni si studi, una laurea a 24 anni con il massimo dei voti e un’abitazione al primo esame, mi ritrovo senza un euro e nell’impossibilità di pagare albo, cassa e polizia assicurati. Cosa ci resta in un paese che non sa garantire un futuro alle nuove generazioni neanche ai più meritevoli

      1. D.

        “Reagite”, come se bastasse la solo forza morale a cambiare la situazione!!!! Qui si parla di CONCRETEZZA, di percepire, come è giusto che sia, un guadagno per il sudore e la fatica che ogni giorno siamo costretti a fare. Si continua a “lavorare” per non piangersi addosso, per dare un senso alle giornate che altrimenti sarebbero piene solo di paure e abbattimenti. Al contrario di quanto scritto nella Costituzione, l’Italia NON è una Repubblica fondata sul lavoro, non più!

      2. Tagete

        Conosco tante persone, ormai quarantenni, che ancora fanno gli avvocatini non racimolando nulla. Questi non hanno reagito dall’inizio. Era risaputo che in Italia il mercato era saturo e invece di cercare altre occupazioni si sono messi sotto l’eterna orbita di qualche studio legale. E’ anche colpa loro.

        1. Mariangela

          Condivido in parte… l’orbita dello studio legale è la prima tappa nella “carriera” di un avvocato. Il praticante o il neo avvocato, collaborando con uno studio legale ben avviato, pensano, in buona fede, di poter intanto fare esperienza e crescere professionalmente, accontentandosi di pochi spicci. La cd. “gavetta”…. Tutto ciò con la speranza di veder aumentare nel frattempo i propri clienti e le proprie pratiche al punto da potersi piano piano “staccare” dallo studio legale di cui sono satelliti, peraltro satelliti utilissimi… scusi se mi permetto, ma incolpare la persona stessa di una simile condizione è un po’ semplicistico. Prima di mollare si fa di tutto. A monte ci sono anni di ideali, di studio e di sacrifici (personali e familiari). Certo è che ci deve essere un limite. Arriva dunque il momento di guardarsi in faccia e intorno… un’ultima cosa: “avvocatini” sono quelli che esercitano a mo’ dell’ Azzeccagarbugli di manzoniana memoria… non quelli che loro malgrado non riescono a fare della professione una dignitosa fonte di reddito. Quindi forse meglio parlare di “avvocati” e riservare il termine “avvocatini” a singoli casi concreti…

          1. Tagete

            Premetto che sono ben conscio che si tratta di tragedie personali con vite di studio e sacrifici ma voglio trattare il problema con franchezza.
            Conosco personalmente “avvocatini satelliti” quarantacinquenni che non arrivano a guadagnare 400 euro al mese. Ti assicuro che sono veramente tanti. Sono il frutto di questa sciagurata Italia bloccata, dove le opportunità sono riservate ai pochi figli e amici di papà e per lo sfruttamento esercitato da questi ultimi sugli eterni ex praticanti ora avvocatini di mezza età.
            Non possiamo però dare tutta la colpa al sistema bloccato. E’ da decenni, soprattutto nel meridione, che persiste questa situazione. i. Questi aspiranti principi del foro o sono stati del tutto inconsapevoli della realtà e questo non è buon segno per un avvocato o si sono buttati deliberatamente allo sbaraglio.

          2. Mariangela

            Non dico che è tutta colpa del sistema. Lo è però in misura prevalente, secondo me, per i motivi che ho evidenziato. Se infatti fosse vero che i “migliori” prima o poi emergono e si fanno strada (come dicono i qualunquisti), la situazione sarebbe diversa e ora a lamentarsi sarebbero i mediocri. Ma non è così, perchè a dominare il mercato, dividendosi il grosso della torta, sono ancora i “soliti noti” e i loro eredi, come ho già detto. Così al Sud come al Centro, da dove io scrivo… e, probabilmente, così anche al Nord. Certo è, ripeto, che a un certo punto bisogna prendere atto e rimboccarsi le maniche per cercare un’altra strada. Nella vita si può sbagliare, chi non sbaglia? L’importante è non perseverare. Anche perchè la vita è una e non la si può sciupare appresso al nulla! Scusa se ho replicato sull’uso da parte tua del termine “avvocatini”, avevo capito cosa intendevi. Ma, se penso che tra quelli che tu definisci “avvocatini” ci sono persone valide, il termine assume un’accezione negativa e non lo condivido. Comunque… il confronto civile è sempre utile e interessante! Finchè c’è dialogo c’è speranza! Anche se poi sono necessari i fatti! Come si dice dalle mie parti, “le chiacchiere stanno a zero”… è stato comunque un piacere parlare dell’argomento e constatare che ha coinvolto tante persone, diretti interessati e non. Alla prossima!

    1. Mariangela

      Ho letto l’articolo. Mi ha colpito la franchezza della protagonista. Una persona che con dignità, umiltà e sincerità dice come stanno le cose. E’ facile trovare avvocati nella sua condizione o in condizioni simili, soprattutto fra i “giovani” (se vogliamo considerare i quarantenni ancora “giovani”…). Ma è difficile trovare avvocati con il “coraggio” di dire come stanno le cose… la maggior parte, pur vivendo la medesima realtà, preferisce nascondersi dietro la maschera dell’apparenza e continuare a far credere di essere un avvocato coi soldi in tasca perchè sì, è vero, nell’opinione pubblica alberga ancora l’idea dell’avvocato ricco ed evasore. Questa idea poteva risultare fondata fino a una quindicina di anni fa. Ma oggi la situazione è totalmente diversa. Noi “giovani” avvocati stiamo scontando le conseguenze della man bassa fatta dagli avvocati delle precedenti generazioni. Dobbiamo reagire, unirci, far sentire la nostra voce!!! Basta col nascondersi dietro a un jeans firmato e poi non sapere come pagare la cassa di previdenza o l’affitto! E soprattutto impariamo a dare valore al nostro lavoro, impariamo a farci pagare, il giusto, ma sempre! Altrimenti saremo sempre più sfruttati, da chiunque, soprattutto dai “grandi” studi che di noi hanno bisogno ma che, sapendo la fame che abbiamo, pensano di avere il coltello dalla parte del manico e di tenerci stretti per due spicci al mese, ovviamente fatturati! Anch’io sono avvocato, da oltre 10 anni, laureata con il massimo dei voti a meno di 24 anni e ancora oggi costretta a lottare a denti stretti giorno per giorno, a dimostrare a chiunque che valgo, a lavorare dalla mattina alla sera per racimolare almeno quanto basta per coprire le spese! Basta!

        1. Mariangela

          Anche lei ha ragione… è vero, siamo decisamente troppi. Il settore è saturo, oltretutto lavorano sempre i soliti noti, quindi basterebbero loro (e i loro eredi…). Ma la realtà è questa da almeno un decennio. Perchè nessun intervento dall’alto (intendo politico) per tentare di risolvere il problema?Io direi che è necessario: 1) per evitare lo sfruttamento ai danni dei “piccoli” avvocati che, pur di racimolare qualcosa, si adattano a collaborare con i “grandi”, lavorando dalla mattina alla sera per due spicci al mese e senza nessuna tutela/garanzia; 2) per evitare di sfornare masse di laureati in giurisprudenza senza alternative e senza futuro. Ad es. penso che introdurre il numero chiuso alla facoltà di giurisprudenza possa essere un primo passo: si eviterebbe a una marea di studenti (e alle famiglie che li supportano economicamente) inutile dispendio di denaro, tempo ed energie. Molto meglio risparmiarsi tanti sacrifici e magari catalizzarli verso ambiti potenzialmente più “generosi” piuttosto che arrivare alla laurea in giurisprudenza e dopo qualche anno accorgersi che è da buttare via e che occorre cambiare strada! La delusione a quel punto è immensa. E’ come essere stati vittima di un inganno, di un tradimento. Ma su questo fronte non cambierà mai niente perchè ai “nostri” politici non interessa andare a fondo in certi problemi, piuttosto manda a fondo il Pese intero!

          1. Tagete

            Mariangela, condivido in pieno le tue argomentazioni. Sarei per principio contrario all’istituzione dei cosiddetti “numeri chiusi” per l’iscrizione alle facoltà universitario ma pervengo al parere opposto in considerazione delle scelte non ben ponderate di una gran massa di giovani.

          1. Sergio Vitale

            ma cosa ne sai? pensi che sia causa sua? non provi neppure ad immaginare che la sofferenza altrui possa essere determinata da cause non imputabili a chi soffre? altri ti augurerebbero di patire gli stessi guai perchè solo così potresti capire. Io no, non te lo dico non è giusto augurare a nessuno questa sofferenza – Rifletti però, nessuno è infallibile e anche chi sbaglia ha diritto alla rivincita

    1. Michela

      Non si tratta di “piangersi addosso”, mi sembra peraltro un’espressione davvero riduttiva e poco puntuale
      . E’ da quando ho 19 anni che mi impegno per fare questa professione. Mi sono laureata nei tempi previsti (seppur lavorando quando mi era possibile), ho svolto il primo anno di praticantato lavorando ogni week end in un bar, ho superato l’esame di Stato al primo tentativo, sono avvocato da due anni e ora? Non si tratta di piangersi addosso, spiacente. Questo è un urlo di rabbia, delusione e amarezza di tanti colleghi che rimangono impietriti di fronte ad un futuro che non c’è.
      Non si tratta di piangersi addosso. Si tratta di prendere atto che tutti i sacrifici fatti da noi e dalle nostre famiglie sono stati INUTILI. Si tratta di desolazione non di un piagnisteo.

  2. Francesco Abbate Primodecimo

    effettivamente anche io sono nella stessa identica situazione della collega, e penso molti, di noi, solo che lei ha avuto il coraggio di mostrarsi per come è, senza mascherarsi dietro a vestiti firmate o parole forbite come tanti nella nostra categoria!
    ed il problema è proprio la categoria, avvocati che si credono più furbi degli altri anticipando onorari e risarcimenti, o che attuano una vera e propria concorrenza al ribasso pur di rubare un cliente ad un collega, o che sparlano del collega sempre per lo stesso motivo!
    il problema è la categoria e la concorrenza al ribasso! siamo diventati chip (come direbbe Briatore) combattiamo sui costi e facciamo la fame come ovvia conseguenza!!!
    avete mai visto un dentista o un’oculista attuare la stessa politica nei confronti dei propri colleghi?
    pochi! non sono così stupidi come noi!!!
    o ci uniamo tutti, anche in un’associazione, e si fa blocco con scioperi (perchè anche istituzioni e avvocati datati ci mettono i bastoni tra le ruote) e comportamenti seri verso i clienti (alias la consiulenza legale è una cosa seria e va pagata, altrimenti andate su google!)
    o ce ne possiamo andare in Spagna o in Germania a fare i camerieri, e allora ci passerà la voglia di fare concorrenza al ribasso!

    1. Mariangela

      Ho appena partecipato alla discussione con un commento. Ho letto ora il Suo. Concordo pienamente! Meno male qualcuno la pensa come me! E’ ora di svegliarsi e soprattutto di unirsi! E basta concorrenza al ribasso! E’ indignitoso!

  3. sara

    Cara collega, dalle parole scritte trapela perfettamente il tuo stato d’animo ma anche la tua voglia esasperata di gridare al mondo intero che cosi davvero non si può andare avanti dignitosamente ed onestamente. La tua storia è la mia storia così come quella di migliaia di ragazzi come noi che dopo anni di stenti, sacrifici, umiliazioni, ansie, preoccupazioni e dopo tantissimo lavoro sono alla ricerca spasmodica del loro futuro! Parlarne oggi non è una vergogna né un modo per farci compatire ma un modo per restare( noi giovani avvocati, abbandonati da tutti,) compatti ed uniti per trovare la forza di andare avanti e non arrendersi….non ci resta altro che combattere! Auguriamoci di uscirne vincitori ….a presto!

  4. Sasa

    Stessa situazione, solo che di anni ne ho 38 e sono commercialista. Anch’io mi cancellerò dalla cassa, perchè non posso pagare i contributi, i clienti sono pochi e non vogliono nemmeno pagare. Perchè quando vanno dal dottore però cacciano i soldi senza fiatare? C’è chi si ‘abbotta’ e chi fa la fame. politici? non credo più in loro, nessuno lì dentro, in quel parlamentuccio degno del peggior stato del terzo mondo merita di occupare quel posto.

  5. Giancarlo

    Tutti i giovani di qualunque ceto e qualsiasi educazione culturale e sociale oggi sono vittime di questo carnefice che ci divora giornalmente…. la cosa più triste sta nel fatto che ci hanno rubato la cosa più importante che ognuno possiede: la sua possibilità di sognare!!!
    Sognare per un futuro lavorativo che ti gratifica e che ti fa vivere e non sopravvivere o per l’istinto innato di formare la tua famiglia… Pensieri semplici che se normalmente si soffermano nella mente, subito vengono rimandati nel profondo del tuo io perché irrealizzabili!!!!
    Il modo migliore per riprendrrci i sogni è coalizzarci tutti insieme e urlare sempre più forte perche da soli non si va da nessuna parte….
    Prima o dopo chi di competenza dovranno sentire!!!!

  6. Pierorug

    Anch’io ho 37 anni….
    Anch’io mi sono laureato in Giurisprudenza con 110/110 “cum laude”…
    eppure quando ho capito che non era aria (cioè che come avvocato non si campava….) mi sono reinventato.
    Adesso, a distanza di 10 anni dalla laurea, sono sempre un titolare di partita IVA, e faccio il RAPPRESENTANTE e ci campo, certo non sono periodi belli nemmeno per questa categoria pero’ si va’ avanti.
    Quindi io sono la testimonianza vivente che cambiare si puo’ e si deve….
    Cara collega NON FARE PATETISMI… comincia ad essere PADRONA DELLA TUA VITA!
    VAI FUORI LA PORTA E TROVERAI TANTE ALTRE OPPORTUNITA’….
    non è scritto nel vangelo che devi fare l’avvocato, la vita è bella perché varia ed imprevedibile…
    Ciao Cara, in bocca al lupo.

  7. Massimiliano

    Non sono avvocato…ma ho letto la triste storia dei giovani di questo Paese che versano in condizioni drammatiche, per colpa di una politica incapace di lavorare x il suo popolo, ma! Capace di rubare solamente il futuro, una politica sporca, collusi, ladroni. Credo che tutto torna nella vita, anche x chi offende la dignità dei nostri figli. La politica non conosce la meritocrazia, Paese gerarchico e ipocrita….. anche se lo confesso a malincuore, come padre dico; che mia figlia ha fatto bene a scappare da questo paese che non investe sui giovani…anzi….li considera incapaci e privi d’idee. E scappata in un Paese che non ha storia come il nostro, non ha la nostra tanto blasonata cultura, non ha il nostro made italy, la nostra cucina mediterranea, il nostro modo di fare moda e tante altre cose…ma ha una cosa fondamentale che annienta tutra la nostra storia….investe risorse sui giovani, crede…nei giovani e x questo cresce a dismisura, regalando un futuro migliore. Anche se sento mia figlia tramite un semplice tablet e soffro tanto x la lontananza che ci separa….una parte di me e felice x lei xche la vedo sorridere non la vedo più preoccupata, fiduciosa nel lavoro che ha intrapreso…. pagata dignitosamente e sopratutto con meritocrazia.

  8. Silvia Cecchetti

    Scusate l’intromissione che spero non venga ritenuta fuori luogo: voi che siete conoscitori della legge, avete idea se ci sia un modo civile e legale per cambiare la situazione del nostro governo? Eliminare le spese assurde e insulse dei “politici”? Insomma, NOI, potremmo riuscire a trovare un modo per eliminare chi ci governa male facendo riferimento a mezzi prettamente legali? Oppure credete che “la legge” in realtà sia manovrata e inservibile al popolo e non avete più fiducia in essa?
    Parlo da ignorante pura e semplice in merito alla questione specifica, ma siccome rifiuto ogni tipo di reazione violenta e voglio però cambiare le cose, vorrei capire se è possibile dedicare il nostro tempo a trovare il modo legale per regalarci un futuro. Ritengo che il potere risieda nella conoscenza delle cose…per questo sono intervenuta e ho fatto queste domande. Non so perché, ma io credo che NOI possiamo fare qcsa.

  9. Toffee Beagle

    Ti capisco benissimo. Anch’io ho vissuto la tua stessa situazione.Sono un avvocato, ho 37 anni e mio malgrado sono stato costretto a cancellarmi dall’albo perché non riuscivo ad andare avanti senza un euro in tasca. Attualmente faccio l’addetto alla sicurezza in aeroporto (guardia giurata) con un contratto a termine e riesco a guadagnare uno stipendio che mi permette di vivere. Comunque non mi arrendo ….bisogna guardare avanti, purtroppo viviamo in un paese che ci ha rubato il futuro!!!

  10. ivo mercuri

    Cari amici: ò letto tutti i commenti e rispondo solo a quelli seri (gli altri…vadano x il proprio destino). Sasa, Michela, Elisa, (Mariangela è stata proprio la “cartina al tornasole” : complimenti per l’analisi schietta e lucida), ecc : siete persone serie e “prendete il toro x le corna” . L’errore enorme fatto alla radice è quello di non aver ascoltato “! l ‘indagine di mercato”. Ora bisogna correre ai ripari. Continuare a non prendere atto della realtà, condurrà inequivocabilmente al peggioramento della situazione. Anche il sottoscritto fece pratica legale (1993/959 poi a 10 gg. dall’Esame di Stato abbandonato tutto (potreste capire con che dolore: ma meglio tardi che mai). La vita offre moltissime altre opportunità e Vi posso garantire, in molte situazioni, con enormi maggior soddisfazioni. Vi ripeto: piangersi addosso non serve a nulla: avete un bagalio culturale di enorme importanza: sfruttatelo e la gratifica arriverà. Tante persone non sono riuscite a raggiungere i propri obiettivi iniziali, poi ne ànno raggiunti molti altri e con maggior risultati. Oggi la professione forense à delle realtà oggettive incontrovertibili: allora… “sbagliare è umano, perseverare è….”). La situazione congiunturale è grave, gravissima e sicuramente peggiorerà: sarà il caso di prendere le distanze?
    Cordialmente
    IVO

    1. Mariangela

      Grazie per i complimenti (se non erano ironici… non sempre è facile nella comunicazione virtuale distinguere il vero dal falso…). Ho detto ciò che penso. E ciò che penso è il frutto della mia lunga esperienza personale e del mio essere un’attenta osservatrice della realtà… Ho letto i commenti successivi ed intervengo di nuovo per replicare: 1) quanto alla scelta lavorativa, penso che gli avvocati tra i 35 e i 45 anni non abbiano intrapreso questa strada a causa di un’errata od omessa indagine di mercato (i più giovani sì però…). Ad es. al tempo in cui mi sono laureata io (primi anni ’90) il nostro settore, perlomeno nel centro Italia, non solo non era al collasso, ma tutto sommato prometteva ancora benino… di certo non prometteva i guadagni fantascientifici in cui sguazzavano gli avvocati già avviati (per non parlare di quelli prossimi alla pensione…), però prometteva ancora guadagni dignitosi. Quindi, ai tempi, iscriversi alla facoltà di giurisprudenza con l’intento di avviarsi verso la professione forense non era una follia. Il problema è che il declino è stato rapido, ci ha quasi travolto senza darci il tempo di renderci conto che la realtà sarebbe peggiorata sempre più e rapidamente. Così, dopo anni di famosa gavetta, ci siamo resi conto che la gavetta forse non sarebbe mai finita. Troppo tardi! A quel punto, non solo, come ho già detto, si viene abbattuti da una delusione immensa ma diventa anche difficile cambiare strada o, meglio, trovare un’altra strada. Lo è per i giovani laureati in facoltà scientifiche, figuriamoci per “attempati” laureati in giurisprudenza (senza offesa per la fascia di età a cui mi riferisco)! Chi non ha vissuto una situazione simile non può comprendere ciò che si prova e nemmeno può giudicare la reazione/non reazione dei tanti più o meno giovani avvocati delusi. Ognuno di noi ha i suoi tempi per rialzarsi da una caduta e tornare a correre e ognuno di noi ha il suo modo di curarsi le ferite… chi non ha vissuto una situazione simile può provare a esprimere un parere, a dare un consiglio, un’indicazione utile ma deve avere l’intelligenza ed il buon senso di astenersi dal commentare sparando proverbi o frasi fatte (del tipo “chi è causa del suo mal pianga se stesso”…). E’ riduttivo, superficiale ed offensivo. Tipico dei qualunquisti di cui è pieno questo Paese che, se andrà avanti così, finirà per sprofondare; 2) quanto alle opportunità alternative (anche estranee alla laurea in giurisprudenza), francamente non ne vedo molte. Senza affrontare affatto il tema concorsi (perchè potrei raccontarne per mille e una notte), vedo che qualsiasi altro lavoro in questo Paese, dipendente o autonomo che sia, è sempre sottovalutato e sottopagato, a parte l’estetista! (E qui aprirei una lunga parentesi ma mi astengo…). Comunque, come ho già detto in altri commenti, l’importante è prendere atto della realtà e non perseverare invano. Io, pur lavorando come avvocato (e non come “avvocatino”) dalla mattina alla sera, cerco comunque di attrezzarmi per un futuro migliore, frequentando corsi di lingue e quant’altro possa essermi utile per trovare la famosa opportunità! Scusatemi tutti per i miei sempre lunghi interventi ma, non so se si è capito, sono tanto arrabbiata…e lo sono a buon diritto!

  11. Tagete

    In Italia ci sono troppo avvocati. La situazione era stranota anche 25 anni fa. Ci sono migliaia di avvocatini che non riescono a rimediare uno stipendio. Questo giovane non ha studiate e valutato la situazione prima di buttarsi in un mercato saturo? Mi dispiace ma se il trentasettenne si trova in questa situazione è gran parte per colpa sua.

  12. Silvia

    Non è una vittima. Mi dispiace affermarlo ma in Italia i giovani su buttano in massa nella professione di avvocato come CONTENITORE DI ATTESA PER DISOCCUPATI. Tanti giovani però in questo modo vengono sfruttati e illusi e si procura l’enorme danno di non CERCARE VERAMENTE LAVORO.
    La situazione è chiara ad ogni avvocato. Chi è vittima del suo male pianga se stesso.

  13. Gian_S

    Il vero problema è che solo in Italia gli studi possono “abusare” pagando i giovani professionisti “a partita IVA”. In altre nazioni i giovani e meno giovani professionisti fanno così: si fanno conoscere lavorando presso uno studio e poi si portano via i clienti formando il loro studio.
    In questa repubblica delle banane non è possibile perché non ti inquadrano come dipendente. Inghilterra, Francia. Germania, USA, ecc. ecc se lavori in uno studio altrui sei automaticamente un dipendente. punto. Le caste hanno vinto! ma colpa è nostra che non abbiamo una rappresentanza sindacale e politica che faccia i nostri interessi

  14. Arnaldo Capozzi

    Decine di migliaia di cause sono già state perse dai pazienti e decine di migliaia ne perderanno ancora ma sembra che soltanto gli avvocati di medicinadifensiva.com considerino la possibilità che il consulente di parte debba restituire la rata professionale. Eppure si tratta di una formidabile opportunità di lavoro per avvocati, soprattutto giovani.

    http://medicinadifensiva.com/forum/viewtopic.php?f=2&t=254&sid=279f5e1704c34a0f31159630780fd526

    Saluti
    Dott. Arnaldo Capozzi

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