Il Caso

A 14 anni perde udito e vista. I genitori: “Non ci sanno dire cos’ha nostro figlio”. LA STORIA

Famiglia Mirabella
1 ott 2015 - 06:00

CATANIA - “Fino a 14 anni mio figlio Luciano era sano come un pesce. Noi andavamo allo stadio insieme, eravamo molto complici. Da otto anni la nostra vita è stata stravolta e io al Massimino non ci ho più messo piede. Per me non ha più senso senza di lui”. A parlare è Claudio Mirabella, il papà di Luciano Emmanuele, oggi 21 anni. 

CI incontriamo al bar per scambiare quattro chiacchiere e subito ci invita a casa per presentarci suo figlio, il suo orgoglio che da tempo combatte contro una malattia che nessuno conosce. Un signore distinto e anche molto gentile ma dietro quel sorriso affabile c’è una sofferenza che dura da quasi otto anni. 

Tutto inizia a dicembre 2007. Claudio, la moglie Mariagrazia, i figli Alessia, Roberta e Luciano sono pronti per assistere alla recita a scuola proprio di Roberta. Il pomeriggio sembra scorrere in modo sereno e nessuno può mai immaginare cosa sta per accadere di lì a poco.

“Papà…papà dov’è Roberta? Non la vedo più”. Poche parole quelle pronunciate da Luciano, mentre la sorellina è proprio davanti ai suoi occhi, che aprono il solco della disperazione di questa famiglia. Infatti è da questo esatto momento che inizia la via Crucis fra gli ospedali d’Italia.

Viaggi su viaggi, specialisti su specialisti, centomila euro sfumati in visite mediche che ad oggi non hanno portato alcuna risposta. E anche una villa del suocero a Pedara messa in vendita per accumulare denaro.

E intanto lì c’è Luciano, che in un attimo, da che giocava a pallone, aveva la fidanzatina ed era brillante a scuola, a che è finito su un sedia a rotelle, non ci sente più, non vede bene, ha dolori lancinanti agli arti, non mangia arrivando a pesare 35 chili per un metro e settanta di altezza, perde le unghie e si isola. Non vuole più vedere nessuno e arriva ad urlare “papà voglio morire”.

Un sospetto, che al momento tale rimane, papà Claudio però ce l’ha.

Il terzo richiamo del vaccino è dunque il sospetto più grande dei genitori di Luciano ma nessuno conferma.

Poi un bel giorno durante una cura medica, non ha più dolori e Luciano riesce, anche  se con qualche problema di equilibrio, a mettersi nuovamente in piedi e riprende a magiare. Per tutti in famiglia sembra un miracolo e si ricomincia a sperare anche se a tutt’oggi il ragazzo non vede bene e non sente. 

Cosa è successo? Cosa ha ridotto Luciano sulla sedia a rotelle?

Domande che al momento non trovano risposta. E nel frattempo che si attende l’esito delle biopsie da Napoli e Firenze i genitori di Luciano lanciano un appello.

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Giorgia Mosca



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