Ricorrenza

1° maggio: la “Festa dei lavoratori” tra storia e tradizioni

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29 apr 2016 - 06:35

PALERMO – Dopodomani sarà il primo maggio, quest’anno cadrà di domenica, e i siciliani si preparano a vivere, dopo quella del 25 Aprile, un’altra giornata di festa.

Ci Saranno le consuete gite fuori porta, i pic nic in campagna e per qualcuno particolarmente coraggioso anche il primo bagno di stagione.

Ma il primo Maggio è soprattutto la festa dei lavoratori, ha una storia, una lunga storia e mille tradizioni che oggi, in questa sede, sul nostro giornale vogliamo aiutarvi a ricordare.

Questa ricorrenza nasce come momento di lotta di tutti i lavoratori, per affermare i propri diritti e per migliorare la propria condizione. Non a caso, con le parole “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire”, in Australia nel 1855 venne scritta una nuova pagina di storia per i lavoratori di tutto il mondo.

La festività del 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l’idea fu il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese. La scelta del giorno, comunque, è simbolica: tre anni prima infatti, il 1° maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue.

La tradizione del 1° maggio è un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L’obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti come la protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici che ha animato le manifestazioni di fine Ottocento.

Durante il fascismo la festa del lavoro venne spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto “Natale di Roma”; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1° maggio assume una connotazione quanto mai “sovversiva”, divenendo occasione per esprimere in forme diverse l’opposizione al regime.

Nei giorni successivi alla “Liberazione”, il 1° maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non avevano memoria della festa del lavoro, si ritrovarono insieme nelle piazze d’Italia in un clima di entusiasmo. Appena due anni dopo il 1° maggio è segnato dalla strage di “Portella della Ginestra”, dove gli uomini del bandito Giuliano fecero fuoco contro i lavoratori che assistevano al comizio. Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale.

Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti e senza controversie interne la loro festa.

La storia del primo Maggio rappresenta, oggi, il segno delle trasformazioni che hanno caratterizzato i flussi politici e sociali all’interno del movimento operaio dalla fine del secolo scorso in poi e viene considerata come la giornata di massima espressione della conquista dei diritti che la classe lavoratrice è riuscita ad acquisire nell’arco degli ultimi decenni.

Carlo Marino



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