Mafia

“Provenzano uccise il magistrato Scaglione”. Parola di Totò Riina

Altre terribili verità emergono dai colloqui intercettati nel carcere di Opera
scaglione
La lapide che ricorda Pietro Scaglione e Antonino Lorusso
30 ago 2014 - 19:07

OPERA (MI) - Dopo le esplosive rivelazioni su Berlusconi Totò Riina, che l’anno scorso di questi tempi aveva la lingua sciolta, ha confessato altre rivelazioni tenute nascoste per decenni ai magistrati a un altro detenuto, Alberto Lorusso.

Il boss ha parlato della morte del magistrato Pietro Scaglione, uno dei primi che già dagli anni ’70 aveva individuato la minaccia dei corleonesi e la loro violenta ascesa al potere.

“L’altro pubblico ministero… sono venuti da Lercara - ha spiegato a Lorusso Totò Riinalo abbiamo ammazzato. Binnu (Bernardo Provenzano, ndr) ci ha sparato. Ci ha sparato… lui con un altro. Stava andando al cimitero. Stava andando al cimitero da sua moglie e ci spararono. Lo hanno preso a tradimento tu… tu… tu… (simulando il rumore degli spari) e gli hanno sparato… i procuratori morivano tannu accussì. Ma c’era una moria qua a Palermo”.

Infatti Pietro Scaglione fu ucciso barbaramente il 5 maggio del 1971 in via Cipressi assieme al brigadiere Antonino Lorusso subito dopo aver fatto visita alla tomba della moglie. La macchina dei due uomini dello Stato venne affiancata dalla vettura dei sicari che esplosero colpi a raffica.

Eppure, come spesso succede, la figura di Scaglione venne delegittimata. Secondo alcuni detrattori il magistrato avrebbe favorito la latitanza del boss Luciano Liggio, sospetti poi definitivamente cancellati dalla condotta esemplare del magistrato. Scriverà Mario Francese, cronista del Giornale di Sicilia ucciso per mano mafiosa nel 1979, che Pietro Scaglione “fu convinto assertore che la mafia aveva origini politiche e che i mafiosi di maggior rilievo bisognava snidarli nelle pubbliche amministrazioni”.

Scaglione aveva indagato sulla strage di Ciaculli del 1963 e con il suo assassinio, per la prima volta, la mafia dei “viddani”, cioè dei corleonesi, mirò più in alto.
Però nessuna delle inchieste della magistratura riuscì a inchiodare i responsabili del delitto. Adesso Riina ha aperto uno squarcio di verità che mancava. Fu Bernardo Provenzano, suo fidatissimo braccio destro a premere il grilletto. E non sarà, purtroppo, la prima e l’ultima volta.

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Andrea Sessa



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