Petrolchimico

Primi licenziamenti nell’indotto: a Gela sale la tensione

Si tratta di 15 dipendenti di un’impresa appaltatrice, gli operai si mobilitano.
Petrolchimico di Gela
16 lug 2014 - 16:50

GELA - I mancanti investimenti previsti dall’Eni hanno già portato le prime conseguenze a livello occupazionale. A farne le spese sono 15 operai della ditta “Riva e Mariani”, un’impresa dell’indotto, e nonostante una trattativa sindacale non si è riusciti a salvare i posti di lavoro.
Altri lavoratori sono in pericolo come quelli dell’azienda francese “Ecorigen” che lavora con la chimica industriale ed è danneggiata dall’attuale stallo della raffinazione: a rischio vi sono circa 90 posti di lavoro.

A seguito di queste notizie gli operai hanno cambiato modi e forme di protesta, rafforzando i blocchi spontanei sorti lungo le vie d’ingresso della raffineria e non consentendo il transito a nessuno. Così facendo è stato bloccato il cambio dei lavoratori turnisti e la direzione dell’Eni potrebbe chiedere al prefetto nisseno di precettare il personale.

In questa drammatica situazione vi sono operai che si trovano all’interno della raffineria da più di trenta ore proprio per i blocchi imposti dai manifestanti. Il prefetto ha, intanto, convocato i dirigenti Eni, i sindacati ed il primo cittadino per garantire la presenza dei turnisti in reparti nodali per la sicurezza dell’impianto.

Il “coordinamento per la difesa della Raffineria di Gela“, in una nota diffusa ai media, ha dichiarato che ha come obiettivo “alzare il livello di opposizione a una strategia che riguarda l’interesse generale di una vasta area della Sicilia” e di portare “la questione della raffineria, al tavolo del presidente del consiglio, Matteo Renzi“.

 

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Andrea Sessa



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