Sanità

La Chiesa siracusana si ribella: troppe morti per tumore

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28 ago 2014 - 18:48

SIRACUSA –  Se fino a pochi anni fa veniva valutata come semplice coincidenza, oggi la grossa incidenza di morti per tumore, nel Siracusano, è diventata una questione di importanza nazionale.

Basta fare una trasferta verso la città del Panteon, per rendersi conto che, ormai, lungo la costa, l‘area industriale, ha reso completamente invivibile la zona circostante e inquinato il sottosuolo, a causa delle esalazioni e delle scorie.

Proprio in questi giorni, a manifestare grosso malcontento, è la Chiesa siciliana. Le varie diocesi di Siracusa, infatti, hanno avuto incarico di comunicare quanti fedeli muoiono, ogni anno, di cancro e quali sono le patologie oncologiche più diffuse.

Chiesa ed istituzioni, mostrano la voglia di vederci chiaro su una questione così delicata, cercando di fare luce su questa “strage silenziosa” che, di anno in anno, incrementa la sue vittime.

Sin dal suo insediamento, anche il procuratore capo di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, ha prestato grande attenzione al tema e, di recente, ha incaricato la polizia giudiziaria di fare delle indagini sulla vicenda per capire se c’è una rilevanza penale.

Il sospetto di molti ed anche dell’arcivescovo Salvatore Pappalardo, è che si sia diffusa la pratica di non ufficializzare i decessi causati da tumore in quanto molte morti sono state giustificate da semplici arresti cardiaci. Per questa ragione, si è resa necessaria la volontà di creare un registro parallelo che possa validare o meno i dati ufficiali.

Il problema che sottolineano le autorità è che non ci sarebbero ancora state delle sentenze che certifichino rapporti di causa – effetto tra tumori, decesso e condizioni ambientali, nonostante in centri come Priolo, Melilli e Augusta siano stati riscontrati picchi di mortalità per cancro.

Agli studi epidemiologici l’ardua sentenza.

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Vittoria Marletta



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